Lascia che Dio incastri i pezzi della tua vita

Workshop volontari Sacro Cuore

Quanta bellezza. Quanta gioia. È difficile descrivere in poche parole il weekend trascorso a Velletri, il nostro fermarci a riflettere insieme sul servizio che svolgiamo, nelle sue variegate espressioni. È stato molto più di un momento di formazione per noi volontari. Ciò che abbiamo vissuto si racchiude in una parola: COMUNITÀ, nel senso di sentirsi FAMIGLIA, nel senso di un “NOI” la cui forza risiede nell'unicità di ciascun “IO” e “TU”. Ogni ora, ogni momento, tutto è stato un dono meraviglioso di Dio.

Vi chiederete che cosa abbiamo fatto di talmente straordinario per vivere questi due giorni in pienezza e gioia ... Nulla di straordinario, in realtà: abbiamo affrontato, in modo semplice, autentico e condiviso, temi che risuonano nel cuore e che alimentano in ciascuno la fiammella del desiderio di bene, verità e bellezza. E tutto ciò in un clima di spontaneità, accoglienza e condivisione, divertendoci al tempo stesso!

Il gioco e il movimento hanno caratterizzato diverse attività, volte alla conoscenza reciproca, al “rompere il ghiaccio” e scioglierci un po’ – come l’attività iniziale del sabato mattina” – o semplicemente allo svago e allo “stare allegri” – come il gioco del sabato sera. Anche le altre tematiche, che richiedevano la riflessione personale, il confronto a gruppi e infine la condivisione collettiva, sono state introdotte con l’ausilio di video, canzoni, immagini o testi che suscitassero una risonanza nel cuore, un’attenzione coinvolgente la vista, l’udito, l’intelligenza, i pensieri, le emozioni e i sentimenti.

Un video di Fabio Volo ha introdotto la prima tematica del workshop – L’io. Le domande “come sto?”, “chi sono io?” hanno avviato la riflessione su di sé, stimolata da un sottofondo di musica classica moderna (un brano di Ludovico Einaudi). Dopo la riflessione, subito altri due video – emblematici dell’immagine che ciascuno ha di sé e dell’influenza del giudizio degli altri – sono stati l’input per il confronto a gruppi. Dunque, la conoscenza di sé, la presa di coscienza di doni e fragilità, può essere deviata dalla percezione distorta che abbiamo di noi stessi o dal condizionamento del giudizio altrui. È importante, dunque, la fiducia in sé – sia laddove la persona non riesca a vedere la propria bellezza, e dunque ha bisogno di un “Tu” che gliela mostri, sia laddove il giudizio altrui paralizzi questo moto rivolto alla scoperta e alla valorizzazione della propria unicità. Emblematico della fiducia in sé una scena di un film con Rocky Balboa. L’ultimo passaggio, dalla conoscenza e percezione di sé alla fiducia in se stessi, fino ad arrivare al senso ultimo della vita: L’AMORE, come hanno espresso tanti santi, poeti, artisti (tra cui Roberto Benigni, al finale della sua spiegazione sui Dieci Comandamenti). Amare e lasciarsi amare, donare noi stessi agli altri. Solo in quest’ottica è possibile costruire una comunità.

Ma chi è il “Tu” che insieme all’ “Io” costituisce la comunità? “Quando vedete uno straniero nell’oscurità ed in lui riconoscete vostro fratello, in quel momento il giorno è nato!”. Con queste parole, la sapienza rabbinica esprime una profonda verità. Il “Tu” che mi sta di fronte è mio fratello/mia sorella. Che senso hanno i giudizi, gli stereotipi? Alcun senso! La comunità si compone di persone diverse, con la propria nazionalità, religione, cultura … Un po’ come accade nella nostra casa, il Sacro Cuore, dove la ricchezza e la forza del “Noi” risiede proprio nella diversità e nell’unicità di ciascuno. E il nostro essere fratelli e solidali l’un l’altro proviene dal saperci creature di un Qualcuno che sta al di sopra di noi – Dio. È anche per questo che sabato sera, dopo il gioco, abbiamo concluso la giornata con un bellissimo momento di preghiera nella cappella, nel quale ciascuno ha pregato per l’altro.

Certamente, a volte l’essere comunità, il far parte di un “Noi” può creare fastidi, fatiche, può implicare rinunce. In poche parole, il “Noi” può essere ingombrante, condizionante o addirittura controproducente (e ciascun gruppo l’ha ben espresso attraverso una scenetta statica, domenica mattina). Ma l’uomo può davvero definirsi tale nell’individualismo, comportandosi come se tutto girasse attorno a lui? Questo a ciò che spesso accade all’uomo contemporaneo: pensa prima di tutto a soddisfare i propri bisogni, si preoccupa eccessivamente del domani, e tutto ciò che fa è in funzione del benessere e della minor sofferenza. Come vediamo oggi, il risultato di tale meccanismo non è certo la felicità vera e duratura. Cosa fare dunque per essere felici? Pensarsi come parte di un “Noi”, come un “Io” che non può essere veramente felice se non ha un volto a cui sorridere, un “Tu” a cui tendere la mano, un fratello da amare e dal quale lasciarsi amare. Questo concetto è espresso in una parola proveniente dalla cultura africana: UBUNTU, che significa “Io sono perché noi siamo”. A questo punto, prima della messa delle 12 ciascun gruppo ha provato a elaborare una carta d’identità della nostra comunità, il Sacro Cuore, con tanto di nome, data e luogo di nascita, missione, valori, regole, organizzazione, segni particolari, ecc … Dopo la messa, la condivisione del pranzo e le pulizie, ci siamo rincontrati nella nostra sala, abbiamo guardato gli ultimi video sulla bellezza di essere comunità e abbiamo costruito insieme un’unica carta d’identità del Sacro Cuore, che sarà visibile all’interno della nostra casa. Infine, abbiamo condiviso le nostre emozioni e il nostro vissuto di questi due giorni, mettendo in evidenza le cose belle, quelle che non hanno funzionato e dando suggerimenti/consigli per migliorare ancora di più l’esperienza del workshop.

Per concludere (in bellezza), mi faccio portavoce della gioia di ciascuno di noi per il meraviglioso lavoro artistico che abbiamo realizzato lungo il corso del workshop. Pezzo dopo pezzo, gradualmente e con grande spirito di comunità, abbiamo costruito un puzzle, i cui colori vivaci e allegri fanno da sfondo alla frase che meglio riassume il workshop: “Lascia che Dio incastri i pezzi delle nostre vite” . Ma ancor di più, questo è un invito per ciascuno di noi, sia chi ha partecipato che non, a vivere da oggi, qui e ora, una vita piena, a cercare la felicità vera e non il benessere, a non rinchiudersi nelle proprie comodità, a impegnarsi nel servizio agli altri, a lasciare che Dio incastri le nostre vite. Perché solo nell’Amore e dall’Amore nasce la comunità. Solo nel dono di sé risiede la felicità.  

a cura di Veronica Baccanari

 
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