Con la bisaccia vuota

interviste ai partenti per l'Egitto

   Riuniti nel suggestivo Convento di San Francesco a Colle Val d’Elsa (SI) in occasione degli Esercizi Spirituali Missionari, abbiamo incontrato i giovani, provenienti dalle regioni dell'Italia Centrale. Abbiamo chiesto loro di condividere le motivazioni che li spingono a vivere l’esperienza missionaria estiva presso le case salesiane de Il Cairo in Egitto.

Da quando ti è stato proposto il progetto ICC-MOR, alla Scuola di Mondialità, sei sempre stata decisa a partire?
F. A dire la verità non ero sicura di voler partire, così fino a dicembre. Il motivo principale era il non voler entrare in contrasto con la mia famiglia, che pensavo non avrebbe capito la mia volontà. Tant’è che mi son detta che se non era così forte il sentimento di andare contro la mia famiglia, forse non era il caso che andassi.
Come sei arrivata a decidere di voler partire?
F. Parlando con la mia guida spirituale ed esposta la situazione, mi ha consigliato di riflettere su quale fosse la mia motivazione a partire. Tornata da lui, gli ho esposto quella che era per me la motivazione: sono convinta che questo desiderio non viene da me. Se riesco a partire è perché il Signore mi ha dato una mano. Sostanzialmente la mia motivazione è capire cosa Lui vuole dirmi lì. Poi cosa ci dovrò fare, lo vedrò in futuro.
L. Attraverso le testimonianze di un missionario della mia parrocchia: andava tutti gli anni in Kenya, da tanti anni. Fin da piccola ho visto le immagini che portava dalle sue missioni e mi affascinava, incuriosiva. Crescendo capivo sempre meglio cosa volessi fare. Volevo fare come lui.

Com’è che hai sentito il desiderio di partire in missione?
F. Sentii la testimonianza di una ragazza da me, a Lanuvio, diversi anni fa. Se, però, vado a ricostruire, la missionarietà c’è sempre stata nella mia vita. È come se ci fossi arrivata piano piano.
L. Diciamo per il desiderio di conoscere una cultura diversa dalla mia, per ampliare i miei orizzonti, per comprendere meglio il mondo. Dall’altra parte per conoscere meglio me stessa e mettermi in gioco.

Qualche aspettativa ?
F. Sinceramente no, alcuna aspettativa. Come ci è stato suggerito durante questi Esercizi Spirituali, penso che la cosa migliore sia andare lì senza un progetto da voler realizzare. Andrò in Egitto e mi metterò al servizio di quello che posso fare e che mi verrà chiesto di svolgere, sicura di mettere tutta me stessa.
L. Non mi sto facendo molte aspettative, anche per vivere appieno ogni singolo istante dell’esperienza.

È necessario andare in missione all’estero?
I. Andare in missione non implica necessariamente andare all’estero; certo, l’andare in paesi poveri e “sottosviluppati” è un’esperienza forte. Però non è necessario andare dall’altro capo del mondo per fare missione. Si può andare benissimo anche nella zona più “povera” della propria città, provincia, regione o nazione.

Il missionario è tale perché fa un qualche cosa o per come vive quel qualcosa?
I. Più per come vive un qualcosa, ovvero la sua esperienza in luogo di missione.

Quale consiglio per coloro che partiranno questa estate in Egitto?
I. Cercate di partire senza pregiudizi e senza l’idea di portare il “non plus ultra”. Bisogna andare in una certa maniera: non posso andare lì e dire "Sono l’animatore più figo del mio oratorio, ora arrivo io e siamo tutti felici". Partire con la bisaccia vuota e con tanta, tanta voglia di dare e ricevere amore.

Quanto è importante, secondo te, la Scuola di Mondialità?
I. Ritengo sia un percorso di formazione necessario, per prepararsi in un determinato modo alla missione ed all’idea di missione.
L. Credo davvero che la Scuola di Mondialità mi abbia aperto di più gli orizzonti, facendomi capire come andasse il mondo (la Scuola di Mondialità 2017 ha affrontato come argomento comune in tutta l'Italia Centrale il tema delle migrazioni, ndr.). Credo sia una scuola di Vita, utile per la conoscenza personale.

a cura di Giuseppe Orrù
 
Salva Segnala Stampa Esci Home