Speranza oltre le onde

La storia di Ahmed, giovane egiziano in Italia

   A Genova abbiamo conosciuto Ahmed, che, dopo un lungo periodo di buio, ha trovato la speranza grazie ai salesiani ed ora si è messo al servizio aiutando altri ragazzi egiziani come lui a progettare il proprio futuro.


Genova, 1 maggio 2017, nella cornice del Forum del Movimento Giovanile Salesiano, alcuni ospiti parlano a centinaia di giovani provenienti da tutta l’Italia centrale, sul tema della missionarietà nel quotidiano: tra di loro don Mauro Mergola, salesiano, parroco a Torino, parla dell’accoglienza di alcuni minori stranieri non accompagnati presso l’opera San Luigi, il secondo oratorio fondato da Don Bosco. Con lui ci sono alcuni ragazzi, tra cui Ahmed, che ci racconta un po’ della sua esperienza.


Ahmed viene dall’Egitto, è musulmano ed è arrivato in Italia tre anni fa. La famiglia non voleva lasciarlo andare, per la paura di perderlo tra le onde del Mediterraneo, ma, convinto da un amico, ha deciso di partire, con l’aiuto del padre.


I sette giorni trascorsi sulla barca nel Mediterraneo sono stati veramente duri, una terribile esperienza difficile da scordare, con la paura di morire di fame per il cibo e l’acqua che diventavano sempre più scarsi. Approdato in Sicilia, Ahmed ha trascorso ad Augusta quattro mesi, trovando gente molto buona ed accogliente, ma vivendo un periodo molto pesante: senza conoscere la lingua, era ospite in un centro con oltre cento minori provenienti da diversi Paesi di tutti i continenti, senza la possibilità di andare a scuola e di avere un documento. Grazie ai soldi inviati dai parenti, Ahmed è fuggito e ha raggiunto Torino, con la voglia di vivere una vita sana e inseguire i propri sogni. Non è stato facile perché il suo desiderio era di lavorare ma non poteva, essendo minore, e voleva avere opportunità diverse dalle occupazioni dei propri familiari, impiegati in pizzerie, kebab o come muratori. Rivoltosi dopo un anno all’ufficio per minori stranieri, Ahmed è stato affidato ad una comunità fuori Torino, dove però gli è stata negata la possibilità di andare a scuola e imparare bene la lingua italiana. Andato via, dopo un mese con i parenti, finalmente è terminato il peregrinare di Ahmed: accolto dai salesiani al San Luigi, ha trovato una comunità aperta dove poter vivere insieme ad altri ragazzi di diversi Paesi e religioni. Gli è stato così insegnato l’italiano e, dopo la licenza media, ha seguito un corso professionale prendendo la qualifica di saldatore e ha frequentato un tirocinio in fabbrica.


«La lezione più bella e importante che ho imparato è vivere in pace con persone di Paesi e religioni diverse e la recente visita del Papa a Il Cairo è una bella dimostrazione», ci dice Ahmed, «di come si può essere fratelli e del messaggio di pace che l’Islam può portare. L’estremismo è una piccolissima parte della famiglia musulmana e l’incontro tra il papa e il grande imam dà un messaggio di speranza per tutto il mondo»,


I salesiani non lo hanno lasciato da solo al compimento della maggiore età: adesso Ahmed si occupa dei minori egiziani al San Luigi, partendo dalle cose semplici, come la traduzione dall’arabo egiziano, cercando di essere per loro un fratello maggiore. «Anche io ero come loro e riesco a capirli, per questo voglio aiutarli», ci dice col sorriso.


Ahmed ora sta cercando lavoro e vorrebbe mettere a frutto le competenze acquisite, vuole rimanere in Italia, in Egitto spera di andare in vacanza per trovare i propri cari.

La sua storia ci insegna come è bello mettersi al servizio condividendo i doni ricevuti.

di Mariangela Branca e Marco Fulgaro

 
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