Estate solidale, vacanze alternative

Intervista all'animatore missionario dell'ICC


NONOSTANTE ALCUNE NOTIZIE NEGATIVE, QUEST’ESTATE MOLTI GIOVANI DEL MGS DELL’ITALIA CENTRO VANNO IN VACANZA IN EGITTO?


Beh, direi che si tratterà di una vacanza un po’ particolare, lontano dai resort di Sharm El Sheik, lontana da sdraio e ombrelloni del Mar Rosso e da crociere sul Nilo. Tutte cose molto belle, ci mancherebbe altro. Ma i 26 giovani che partiranno quest’estate in Egitto hanno scelto una vacanza decisamente alternativa: saranno presso le nostre case salesiane di Alessandria, de Il Cairo – Zaytoun e de Il Cairo – Rod El Farag come volontari missionari. Lavoreranno sodo. Saranno impegnati attivamente nelle attività educative degli oratori e delle scuole che lì si trovano, in stretta collaborazione con i salesiani, i docenti e gli educatori di queste tre belle opere salesiane in terra d’Egitto.

Quanto alle notizie negative, ti riferisci certamente ai recenti attentati terroristici contro i cristiani, in particolare quelle che hanno insanguinato due chiese la Domenica delle Palme e quello più recente contro un pullman di pellegrini di un monastero nell’Alto Egitto. Ti devo dire la verità, quest’adesione così numerosa ha stupito anche me! Credevo che tali notizie sarebbero state dissuasive per la partecipazione. In realtà, ho visto un coraggio semplice nelle scelte di questi ragazzi. A dire la verità la sicurezza è alta ed è garantita, ma ormai, diciamocelo sinceramente, non ci si può ritenere perfettamente al sicuro a Manchester, a Cannes o Berlino, come a Il Cairo o ad Alessandria…


 

PUOI, PER FAVORE, DARE QUALCHE INFORMAZIONE PIÙ PRECISA SU QUESTI PROGETTI?


Il progetto che unisce i Salesiani del Centro Italia a quelli dell’Egitto è molto semplice: si tratta di un aiuto reciproco. Noi siamo impegnati su due fronti: nell’invio di volontari per sostenere le attività educative e didattiche che si svolgono durante l’estate e nel sostegno economico a mini progetti di solidarietà, che abbiamo studiato insieme ai confratelli presenti in loco.

Si tratta di progetti che hanno innanzitutto a cuore la formazione dei giovani egiziani, attraverso l’insegnamento della lingua italiana a coloro che frequenteranno le scuole italiane (istituti tecnici industriali o professionali de Il Cairo e di Alessandria), attraverso l’animazione del cortile e dei giochi in oratorio, attraverso il finanziamento di borse di studio per gli alunni più poveri e meritevoli, o il sostegno alle spese per la formazione integrale degli educatori che quotidianamente sono impegnati nel servizio educativo ai più piccoli.



E CHI SONO QUESTI GIOVANI CHE SI PREPARANO AD ANDARE IN EGITTO?


Sono persone molto normali. Giovani universitari (qualcuno, a dire la verità, sta finendo la quinta superiore) o alle prese con le loro prime esperienze lavorative. La maggior parte di loro è attivamente impegnato nel proprio ambiente salesiano come educatore. Vengono da Ancona, da Cagliari, dall’Aquila, da Sulmona, da Genova, da Roma, da Genzano, insomma un po’ da tutta l’Italia Centrale… Si sono preparati durante l’anno attraverso il percorso della Scuola di Mondialità, aperto a tutti, anche coloro che non hanno intenzione di partire, e poi in forma più intensiva con il Corso Partenti, che mira a preparare più direttamente i volontari a vivere in pienezza l’esperienza missionaria in Egitto, in una completa immersione nella cultura e nella vita ordinaria delle nostre case, in reale condivisione di vita. Per loro sarà un’esperienza di allargamento di cuore e di mente, a contatto con le povertà del mondo, in un clima di spiritualità salesiana nello stile educativo.

 

MI PARE NON SI TRATTI DI UNA NOVITÀ IN ASSOLUTO. ALTRI HANNO GIÀ FATTO QUESTA SCELTA IN TEMPI PIÙ RECENTI. CI FAI QUALCHE ESEMPIO?


È il terzo anno che andiamo in Egitto. Se la prima “spedizione” ha avuto più lo scopo di conoscere e di studiare il progetto missionario di collaborazione, lo scorso anno tredici giovani hanno vissuto un mese intero nel caldo de Il Cairo, impegnati a mettersi in discussione di fronte ad un’esperienza tosta! Sai, è difficile per noi occidentali sofisticati, renderci conto che è sufficiente un pallone per riempire di gioia pura un cortile pieno di 150 ragazzi dai 4 ai 20 anni che hanno lavorato per portare qualche lira (si chiama proprio così) a casa; è dura confrontarci con la sporcizia ad ogni angolo, con la vita di mezzo milione di persone nella discarica di Moqattam; ci interroga il sorriso limpido dei giovani profughi sudsudanesi, costretti a scappare dalla loro Patria perché cristiani; ci commuove la fede nel Risorto radicata nei cuori di chi è minoranza disprezzata in un Paese che tenta di contrastare il fondamentalismo. Chiedete ai volontari dello scorso anno… Qualcosa delle loro emozioni e riflessioni può essere letta attraverso i loro articoli pubblicati sul sito donbosco.it.


 

QUALE IL SENSO DI UNA PRESENZA SALESIANA IN EGITTO, SEGNATA PER UN VERSO DAL SERVIZIO AI MIGRANTI E PER UN ALTRO VERSO DA UNA SCUOLA CHE LAVORA SOTTO LA RESPONSABILITÀ DEL MINISTERO DEGLI ESTERI ITALIANO?


È bello che in molti articoli o interviste lette qui e là sull’Egitto, prima o poi spunti la parola “educazione” o “formazione”… Un motivo costante presente è proprio la consapevolezza che il futuro dell’Egitto non stia tanto nell’ulteriore sviluppo del Canale di Suez o nell’implementazione degli impianti di energie rinnovabili (pensate che l’85% del suolo egiziano è desertico e disabitato), quanto nell’educazione! Ecco credo che noi salesiani in questo possiamo dare il nostro apporto specifico nella formazione delle giovani generazione, senza distinzioni di provenienza o credo religioso, ma certamente con un occhio di riguardo per i più bisognosi. Certo i risultati non sono immediatamente visibili: chi si dedica all’educazione questo lo sa bene!



POSSIAMO DUNQUE DIRE CHE SI TRATTA DI UNA ATTIVITÀ MISSIONARIA A PIENO TITOLO?


Direi proprio di sì! Il Rettor Maggiore (il capo dei Salesiani a livello mondiale) ci ha consegnato proprio il Medio Oriente come frontiera missionaria! È missionaria perché non ce la siamo scelta noi, ma siamo stati “inviati”; è missionaria perché ci mette a contatto con le povertà del mondo; è missionaria perché continua a testimoniare con semplicità la fede cristiana in un contesto a prevalenza islamica; è missionaria perché permette a dei giovani di assaporare la bellezza di un tempo prolungato di donazione a beneficio di altri, inizialmente perfetti sconosciuti, ma che, ne son sicuro, entreranno a far parte della loro vita in modo pieno. È missionaria, perché suscita scelte ancora più coraggiose, di donazione totale della propria vita a servizio degli altri e del buon Dio.

 
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