La colomba sta comunque sopra

Una lezione da Rod El Farag

   Dire Egitto è dire culture che si intrecciano, religioni che si incontrano. Sono qui da pochi giorni ma ho già notato che molti dei cristiani copti hanno tatuata sul polso una croce.

Obbligati per essere identificati? Voluta da loro per provocare i musulmani che non si possono tatuare?
Oggi, mentre ero a lezione per il corso intensivo d'italiano per i ragazzi che desiderano accedere alla scuola Don Bosco di Rod El Farag, l'ho chiesto a Remon, l'insegnante che affianco. Mentre gli alunni erano intenti a completare i loro esercizi, presi tra accenti, apostrofi e articoli, Remon mi ha chiarito le idee.

Il fatto di tatuarsi la croce nel polso deriva da una libera volontà, non viene imposto da parte di nessuno. Oggi è vista come una cosa assolutamente normale mentre inizialmente era un gesto di coraggio. Perché? Presentandosi ci si stringe la mano, un tatuaggio nel polso si nota immediatamente (è proprio per questo che ho notato da subito la frequenza di questi tatuaggi). Il cristiano copto che ha questo tatuaggio sceglie di presentarsi in primis come cristiano copto. In un Paese come l'Egitto in cui i cristiani copti vengono ghettizzati o colpiti da atti terroristici.

Remon mi ha spiegato: "Ho questo tatuaggio perché sono fiero di essere cristiano copto, voglio che tutti quelli che incontro lo sappiano, non ho paura delle loro reazioni". Mi sono chiesta se anch'io avrei lo stesso coraggio.

Lo stesso pomeriggio ho ricevuto un'altra grande lezione. Questa volta da un bambino di 8 anni, Lucas.
Lucas frequenta l'oratorio di Rod El Farag e, come il fratello Morcos, ama dipingere. Tra i vari lavori di Morcos e Lucas uno mi ha fatto emozionare: un disegno con sfondo azzurro, un fucile e una colomba. Quel bambino di 8 anni con tutta la sua dolcezza nel sorriso e profondità negli occhi non aveva disegnato una normale macchinina o aeroplanino. Lucas ha disegnato la sofferenza di tutti i cristiani copti in terra d'Egitto, la fatica di convivere con pensieri, paure e emarginazioni costanti. Lucas ha anche disegnato lo sfondo azzurro, uno sfondo sereno. Ha disegnato la forza e la speranza di tutto il popolo copto.

La speranza non muore mai grazie a Dio, la colomba. 
Don Morcos ha quindi chiesto a Lucas: "Dato che hai disegnato una colomba e un fucile dimmi, cos'è più forte tra i due?". 
Lucas: "Il fucile... ma la colomba sta comunque sopra".
Un bambino di 8 anni mi aveva appena detto che il fucile sì, sembra sempre vincere, ma svelando il "velo di Maya" si scopre che è impotente. 
Il fucile nulla può contro l'amore che esplode dagli occhi di questi bambini, contro la gioia con cui gli alunni ci salutano la mattina, contro la speranza che cresce qui silenziosa ma resistente come in nessun altro luogo. Nulla può contro la loro fede, contro il loro coraggio e soprattutto contro la loro libertà di decidere, volere e pensare.

"Giocano a dadi gli uomini, resta sul tavolo un avanzo di magia" (Jovanotti)

Laura Clementi
 
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