Sotto assedio?

Il Cairo Zaytoun - riflessioni pericolose

   Questa è la domanda che da alcuni giorni è presente nelle nostre riflessioni. Girando per il quartiere di Zaytoun, andando ogni mattina a celebrare l'eucaristia dalle suore salesiane di Heliopolis, vediamo aumentare con i giorni la presenza della polizia di fronte le chiese.

Rispetto all'anno scorso già avevo notato una presenza maggiore di controllo e di sorveglianza negli edifici cristiani. Anche il poliziotto fisso h24 accanto alla nostra porta di casa è una novità rispetto all'anno scorso. Entrando ed uscendo di casa si saluta, con un cenno di mano e un sorriso. Rientra anche questo nella normalità di questa città nel periodo storico che vive. 

Ma il prossimo 22 agosto è la festa dell'Assunzione per i cristiani copti. Loro la festeggiano in un'altra data rispetto a noi cattolici. Ma già da giorni è iniziato il digiuno in attesa della festa, e anche i vari pellegrinaggi e visite nelle chiese dedicate a Maria. Proprio dietro la nostra casa, c'è la chiesa della vergine Maria, chiamata dell'apparizione. Infatti il 3 aprile del 1968, la Madonna apparve in questo luogo, visibile, secondo la tradizione, a diverse persone. Da allora il culto e la devozione di Maria in questo luogo si è diffuso, fino a costruire non una chiesa ma due. La prima nel luogo dell'apparizione, la seconda di fronte, più grande per poter contenere il flusso di pellegrini sempre crescente. Questa chiesa, insieme a tante altre della città, è metà di pellegrinaggi in questi giorni. Ma il clima di fronte alle chiese è proprio di assedio. La polizia è ovunque. Per accedere alla via che porta alle chiese è necessario passare i controlli serrati della polizia. Si viene poi incanalati in un percorso obbligato, fatto di transenne, per poi accedere al cortile della chiesa. Tutto questo sotto il controllo, fucili spianati, dei poliziotti. 

Siamo sotto assedio? Forse è esagerato dire questo vivendo la quotidianità qui. Di certo il pericolo oggettivo di attentanti soprattutto nelle feste maggiori cristiane c'è. Vivere qui serenamente si può, ma è bene non sottovalutare mai la realtà di pericolo, in questa zona che vede anche la presenza certa dei radicali dell'Isis. Di certo non avremmo modo di visitare le chiese nei prossimi giorni. Sarebbe rischiare troppo. Il fondamentalismo islamico ci ha abituati all'imprevedibilità dei loro attacchi. Convivere significa vivere la quotidianità nella normalità senza però andare a cercare il pericolo. Non si è eroi in questo modo. Credo che la vita dei cristiani in terra d'Egitto sia effettivamente a rischio. Le situazioni, anche governative, possono cambiare da un momento all'altro. Mai si può essere certo della tranquillità della convivenza tra religioni diverse, soprattutto in queste terre.

Qui non si può essere tuttologi, opinionisti a pagamento, idealisti dopo aver una o più lauree. No. Qui bisogna respirare quest'aria fatta anche di sabbie mobili. Essere accanto ai cristiani e comprendere il loro modo di vivere e di pensare. Forse non sarà il nostro. Ma noi viviamo la tranquillità dell'espressione della nostra fede, dove al massimo ci annoiano con questioni tipo il crocifisso nelle scuole o altre piccolezze. La fede dei cristiani supera tutto questo. È Dio l'orizzonte di vita, non le polemiche. E anche qui, al di là dei pericoli oggettivi, dell'instabilità visibile e tangibile, ciò che conta è la fede di queste persone. 

Sotto assedio? No. Ma sotto l'amore di Cristo che supera ogni paura.
don Luca Pellicciotta, sdb
 
Salva Segnala Stampa Esci Home