E' difficile

a Il Cairo - Egitto

   Il tempo qui a Rod el Farag scorre alquanto veloce. Arrivati quasi una settimana fa, noi missionari ci siamo fin da subito buttati nell’esperienza dell’insegnamento della lingua italiana per tutti quegli studenti che, volendo frequentare la nostra scuola salesiana de Il Cairo, devono partecipare a questi corsi estivi che terminano con un vero e proprio esame che vale l’ingresso alla scuola. Nel pomeriggio, invece, gustiamo la semplice vita d’oratorio che si popola di un discreto numero di ragazzi e bambini, la stragrande maggioranza dei quali non “parla”, né conosce minimamente l’italiano.

È difficile.
Quest’espressione torna spesso nel nostro parlare, nella nostra mente, nel nostro cuore, la condividiamo con una certa facilità con i ragazzi che in questi giorni ci hanno avvicinato, provando a scambiare qualche parola con noi, un sorriso, una stretta di mano, un “batti cinque”, e per non parlare delle miriadi di foto a cui ci siamo sottoposti, con tanta gioia s’intende. 

È difficile.
A scuola, certamente, lo studio della lingua italiana per questi ragazzi che si sono ritrovati di nuovo tra i banchi verso la fine del mese di giugno, avendo terminato la loro scuola pochissimi giorni prima, non è un qualcosa da poco, considerando la stanchezza di un anno appena trascorso, il giusto tempo di vacanza che preme, il gran caldo…e poi l’italiano, una lingua che davvero non ha niente in comune con l’arabo.

È difficile.
Quanto può essere complicato, stando in classe, cercare di insegnare l’italiano, utilizzando come lingua-veicolo l’inglese, un terreno di “incontro-scontro” comune su cui confrontarsi, là dove è possibile; e poi in oratorio, specie quando non pochi ragazzi, i più piccolini in modo particolare, non conoscono neanche quella via di mezzo, davvero ci si rende conto di come la lingua diversa, l’incomprensione più totale e la difficoltà di comunicare, alle volte l’impossibilità, diventi una vera e propria barriera impenetrabile. 
Vorrei dirti molte cose, ma tu non puoi capirmi; tu vorresti dirmi tante altre cose, ma io non riesco a comprenderti. 

Davvero è difficile.

Prendendo le letture della messa di questi ultimi giorni di luglio, mi colpiva una bella immagine del nostro buon Dio, una bella notizia, una chiara verità: Lui ci vuole incontrare!
Dio è uno che vuole incontrare ciascuno di noi, me, te, in modo personale, e non si ritira indietro anche se sa bene che per noi, tale incontro, non è facile, anzi, è ben difficile. 
Parliamo lingue diverse, o meglio, la lingua è la stessa, o così dovrebbe essere, ma è il livello che è differente: noi “parlicchiamo” qualche parola del Suo idioma, mentre Lui è il professore madrelingua che prova a comunicare con noi per insegnarci qualcosa di davvero bello, meraviglioso. Ecco, però, questa comunicazione spesso non si capisce, non è chiara.
Basti vedere il popolo d’Israele che figura che fa nei confronti di Dio, mentre Mosè prova a mediare tra i due, facendo quasi da interprete.
Nella prima lettura di giovedì 27 luglio, Dio dice di volersi manifestare davanti al popolo, parlando con Mosè, così che Israele creda a lui per sempre; eppure, quando appare, egli crea spavento e sconvolge il popolo, perché si manifesta con tuoni e lampi, fuoco e fumo, anche se Mosè lo sa riconoscere e, prendendo Israele, lo fa andare incontro a Dio.  
Il popolo non capisce Dio, ma si fida di Mosè e lo segue.

Allo stesso modo Gesù parla del Regno dei Cieli con parabole, parla di un qualcosa d’immenso con un linguaggio semplice fatto d’immagini, anche se molti, ciò nonostante, non lo comprendono, questi che hanno indurito il loro cuore e i loro orecchi, che hanno chiuso i loro occhi e non riescono a riconoscere lo straordinario nell’ordinario, distratti dal loro pregiudizio.

È difficile davvero quest’incontro, perché Dio non si rivela come noi ce lo aspettiamo, lui esce fuori dai nostri schemi, e ci aspetta, e si lascia incontrare, proprio là dove noi non lo diremmo mai, là dove, forse, non andremmo mai cercare, là in quella particolare situazione o condizione che davvero ci risulta scomoda, impraticabile, improbabile…difficile! 
L’augurio che ci facciamo, allora, è che, nonostante i contesti difficili, nonostante le incomprensioni, quei particolari ostacoli che ci appaiono insormontabili, ecco, nonostante tutto questo, continuiamo a fidarci di Dio, a fidarci delle persone che ci mette accanto, senza perdere mai la speranza.
Noi qui nel nostro piccolo, anche se l’arabo è difficile e l’inglese non ci salva, siamo certi che il Signore proprio qui ci attendeva, proprio qui ci aspettava, e proprio qui si lascerà incontrare da noi ammesso che avremo l’umiltà di renderci disponibili al sacrificio, poiché incontrare l’altro è sempre un esodo da sé stessi davvero difficile. 
Partiamo, allora, senza paura!

Francesco Giuseppe Simoncelli, sdb
 
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