Un'avventura nel nome di Don Bosco

Alessandria d'Egitto, Estate 2017

Qualcosa di diverso dagli altri anni è successo: da metà Luglio un gruppo di volontari italiani è stato impegnato nella scuola e in oratorio. Un gruppo-pilota: è il primo anno che si andava fuori da Il Cairo, all’interno del progetto di animazione missionaria salesiana tra Italia Centrale e Medio Oriente. La casa salesiana da tanto non ospitava esterni stabili e per di più c’erano anche ragazze, cosa non molto frequente.


Il gruppo era eterogeneo: tre di noi siamo volontari missionari nelle attività dell’oratorio, gli altri cinque hanno risposto alla chiamata per aiutare nell’insegnamento della lingua italiana nel corso scolastico per l’accesso all’istituto; non c’era un salesiano della nostra ispettoria con noi; in più provenienze diverse, età diverse, permanenze diverse, con soli otto giorni di presenza contemporanea di tutto il gruppo…


Mettendo insieme questi elementi, vedevamo tanti rischi sull’esito della missione, ma, dopo la conclusione di questa esperienza, posso dire con certezza che la Provvidenza è stata più grande dei nostri limiti e la gratitudine per come sia andato questo viaggio così particolare ha contagiato tutti. Ci siamo trovati in un ambiente veramente unico: un’opera salesiana, quindi cristiana, che lavora soprattutto con e per ragazzi di fede islamica, coinvolgendoli nelle attività e collaborando con loro. Potrà sembrare banale ma sappiamo che non è così scontato e ricevere una testimonianza di pace così forte e spontanea ci ha arricchiti tutti.

Noi volontari abbiamo avuto sempre qualcosa da fare, senza mai annoiarci: la mattina era dedicata alle lezioni a scuola e all’estate ragazzi, il pomeriggio all’assistenza in oratorio e alle ripetizioni di italiano. I ragazzi che frequentano i corsi di italiano sono vivaci e uno degli obiettivi del corso, oltre al raggiungimento di un livello di base di comprensione della lingua, è quello di far abituare gli studenti ad una disciplina che permetta loro di sostenere i ritmi della scuola e del lavoro. Si tratta di un istituto professionale in cui l’insegnamento è in lingua italiana, molto rinomato in Egitto. I volontari ce l’hanno messa tutta, sapendo bene che per i ragazzi è un’occasione unica avere a disposizione tanti italiani madrelingua, Non è stato assolutamente facile: gli studenti non sono abituati a studiare a casa, alcuni lavorano, altri fanno fatica a rimanere fermi in classe. Da subito si è creato un bel feeling, i ragazzi erano contenti di conoscere questi “professori diversi” che, con impegno e dedizione, hanno messo in pratica un prezioso servizio educativo. L’estate ragazzi è stata un’esplosione di gioia: i ragazzi, guidati dagli animatori e divisi in squadre, si sono cimentati nelle varie attività con un entusiasmo travolgente. A noi missionari è stato chiesto di stare con loro, giocare con loro, ballare con loro…nulla di speciale ai nostri occhi ma in realtà un dono enorme per noi e per loro. Molti ragazzi poi li rivedevamo anche il pomeriggio in oratorio, dove noi eravamo sempre presenti, spesso accerchiati da loro, cercando di organizzare piccole cose, come disegno per le bambine o alcuni giochi a canestro, o dando una mano negli allenamenti sportivi. Con i ragazzi che venivano a fare delle ripetizioni, due piccoli gruppetti di studenti che hanno concluso il primo o il secondo anno, si sono creati legami più stretti e informali. Alle 18:50 ci ritrovavamo tutti insieme per pregare i vespri con la comunità salesiana per ringraziare della giornata vissuta e per riflettere su alcuni spunti interessanti attraverso delle letture scelte dal direttore don Bashir, in particolare sulla pastorale salesiana in contesto islamico. La sera era dedicata alla condivisione tra di noi o a trascorrere un po’ di tempo con gli animatori per la città.


Una delle più grandi ricchezze di questa esperienza è stata il gruppo: nonostante il servizio diverso, ci siamo mossi come un’unica famiglia vivendo insieme la missione, con “invasioni di campo pacifiche” a scuola o in oratorio.


La preghiera è stata il sostegno più importante e la ricarica giusta: una delle ultime sere ci siamo ritrovati in cappellina per affidare l’esperienza vissuta scegliendo personalmente un motivo di ringraziamento e un impegno da prenderci al ritorno. Altro aspetto fondamentale è stato il rapporto con la comunità salesiana che ci ha accolto a braccia aperte e ci ha regalato tante perle di saggezza lungo le giornate.

Trarre un bilancio di poche righe, o di poche pagine, non è semplice ma sicuramente siamo tornati tutti a casa con il cuore stracolmo di gioia, pronti a testimoniare con la nostra vita la gioia vissuta, grati per aver sperimentato quello che il nostro padre e maestro Don Bosco diceva: “Basta che siate giovani, che io vi ami assai”.

 

Marco Fulgaro

 
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