PADRE TOM, TANTA GRATITUDINE E COMMOZIONE.

Uniti nella preghiera e nella sofferenza: con modalità diverse, un unico servizio a sostegno della missione per testimoniare la fedeltà e la misericordia.

Una gradita e soprattutto una inattesa visita quella che ha coinvolto i confratelli della Comunità Beato Artemide Zatti di Roma.

Meraviglia, stupore e tanta commozione quando nella serata di martedì 26 settembre si è presentato Don Tom Uzhunnalil, accompagnato da Don Abraham Kavalakatt, per esprimere ancora una volta tanta gratitudine a chi, e i confratelli ospiti della Comunità Artemide Zatti sono tra questi, non ha fatto mai mancare la preghiera durante i 18 mesi del sequestro.

Padre Tom è stato accolto dalla comunità costituita prevalentemente dai confratelli ammalati e lungodegenti, dal Direttore Don Francesco Pampinella, dalle Suore e dal personale, Salesiani e laici,  che ogni giorno sono presenti per offrire assistenza e compagnia.

Ancora una volta, con la sua semplice e disarmante semplicità, con lo sguardo forse ancora un po’ smarrito dopo mesi di solitudine, ma anche attento e vigile di fronte a sguardi fraterni e gioiosi, Don Tom ha ripercorso il lungo tempo della prigionia e i ritmi abitudinari e noiosi dei pochi metri di una stanza.

Giorni segnati dalla solitudine, ma soprattutto da una incessante preghiera che nel suo orizzonte ha incluso anche i sequestratori, oltre la Chiesa e la Congregazione.

Momenti tristi e di sofferenza, il cui vertice è stato l’inizio della vicenda: quando sotto i suoi occhi sono rimaste uccise le Suore di Madre Teresa, missionarie e testimoni di bontà e di misericordia.

Forse è per questo che ancora Don Tom ribadisce la sua gratitudine per chi lo ha accompagnato con la preghiera e i suoi sentimenti di misericordia a cominciare da chi lo ha fatto soffrire.

Don Tom non ha alcun rispetto nel confessare che non è rimasto ucciso perché non ne era degno di concludere la sua esistenza in quel modo.

In ultimo non è mancata una parola di incoraggiamento per chi, come i malati, si trova a fare esperienza del limite e quasi della inutilità: la sofferenza accompagnata dalla preghiera sono un dono prezioso da offrire per il bene altrui.

 
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