Dall'altra parte

Alessandria d'Egitto - Meditazioni dall'altra sponda del Mediterraneo

È questo ciò che mi è venuto in mente guardando un tramonto alessandrino sul mare: siamo dall'altra parte del Mediterraneo, dal lato delle partenze dei migranti, dal lato che  ci sembra cosi lontano e invece ci guarda in faccia.

Quante volte riusciamo davvero a  "metterci nei panni" di chi ci sta di fronte, senza giudicare la diversità come qualcosa di sbagliato, senza sentirci superiori nei nostri modi di agire e pensare?

Queste ed altre domande mi accompagnano in questa seconda missione in Egitto; la scorsa estate sono stata per un mese a Il Cairo, nella casa Salesiana di Zaytoun, in un contesto completamente cristiano. Quest'anno invece sono stata mandata ad Alessandria, in una situazione diversa, dove la maggioranza delle persone frequentanti la scuola e l'oratorio - sia bambini che animatori - è musulmana.

Tutto ciò mi ha messo molto alla prova poichè l'anno scorso avevo avuto a che fare sempre con cristiani che lamentano la denigrazione subita ogni giorno da parte dei musulmani, la difficoltà di vivere in un Paese come minoranza, senza opportunità di sperare in un futuro dignitoso perchè si professa una fede "perseguitata". 
Mi sono affezionata, ho pianto e riso con persone che manifestano una rabbia palpabile verso la propria condizione, spesso frutto della prepotenza della maggioranza: questo ha condizionato inizialmente il mio approccio ai ragazzi musulmani frequentanti l'oratorio di Alessandria, ma mi sono concessa la possibilità di conoscerli e provare a capire cosa pensano loro, dall'altra parte.


Con il passare dei giorni ho reputato sempre più ingiuste le solite generalizzazioni, che io in primis avevo fatto l'anno scorso, in cui vengono rappresentati i cristiani oppressi dai cattivi musulmani che li "odiano". 

Ho voluto provare a mettermi nei panni di quei musulmani che accettano, amano e difendono i cristiani, sentendosi anche dire che sono terroristi e non sono mai sinceri fino in fondo. 
Ho voluto osservare con i miei occhi che ci sono situazioni in cui la convivenza è invece possibile e anzi diventa momento di crescita e civiltà; convivenza che non è solo tolleranza, ma è scambio reciproco quotidiano.
Ho visto un frammento di una briciola di quello che è "l'altra parte", ma ho capito che si sbaglia quando anche queste briciole non si considerano, quando si pensa a difendere ciò che ci somiglia e denigrare il diverso per comodità: facendo così siamo noi i primi profeti di discordia e menzogne.
Il mio augurio, per me stessa e per gli altri, è che in un contesto complesso e complicato come questo si fugga sempre da generalizzazioni, giudizi, sentenze, dalla convinzione di aver capito, dal senso di superiorità, dalla paura; questo perchè  ci si possa mettere sempre dall'altra parte:

dalla parte di chi si fa in quattro tutti i giorni collaborando, rispettando e apprezzando i cristiani e poi deve sentirsi giudicato al pari di quelli che li perseguitano;
dalla parte di chi si è trovato in mezzo a una strada da quando il turismo è morto in questo Paese lasciando ferite profonde, e adesso quando vede uno "pseudo turista" come noi lo guarda con diffidenza e apparente disprezzo;
dalla parte di chi non ha altro modo di andare avanti, per la cultura in cui è cresciuto, se non mandare a lavorare i propri figli piccoli, avendolo fatto a suo tempo, e viene giudicato da noi come cattivo genitore, incivile e scelerato;
dalla parte di chi ai nostri  occhi sembra faccia scelte codarde, seguendo le imposizioni della famiglia e andando contro tutto il resto: noi non possiamo capire quanto è importante e indiscutibile il parere della famiglia nelle scelte personali in questa cultura (professione, matrimonio.. );
ci si deve mettere dalla parte di chi nella vita ha visto solo il suo quartiere, solo la sua gente e ha parlato solo la sua lingua, vissuto la sua cultura e quando vede un "occidentale" aggirarsi nel proprio territorio lo guarda con sospetto; non lo fa perchè è cattivo, perchè vuole farti sentire a disagio o cacciarti, lo fa molto probabilmente perchè ha paura di te, non ti conosce proprio come tu non conosci lui;

dalla parte di un dodicenne che, da solo, impiega tantissimo tempo e risorse per spostarsi dal suo Paese alle coste del Mediterraneo, per poi partire nel viaggio della speranza su un barcone, che ad oggi ci è ormai tristemente molto noto, e resiste anche per tre settimane nel viaggio in mare, se ha la fortuna di approdare sulle coste italiane. Bene, cerchiamo di metterci dalla parte di questo ragazzino mentre da Il Cairo raggiungeremo in volo Roma, in circa tre ore.

Mettersi dalla parte di un bambino che non sa disegnare "quello che vuole" se glielo proponi, ma aspetta che tu disegni qualcosa per ricopiarlo: non è meno intelligente di un bambino europeo, è semplicemente cresciuto in un ambiente standardizzante che ha ammazzato la sua fantasia, il suo spirito di iniziativa, il seme di intraprendenza che in altri Paesi viene coltivato, quindi non sa cosa voglia dire "disegno libero". 
Bisogna mettersi dalla parte di quelli che noi definiamo brevemente "pacchiani", che manifestano la loro fede in modo esplicito e sovrabbondante per come la vediamo noi, anche attraverso tatuaggi di Madonne e croci molto evidenti sulle braccia dei bambini, oppure con capi di abbigliamento e accessori improbabili riportanti scritte del tipo "I love Jesus". Per noi è  facile giudicare questa manifestazione come apparenza inutile, superflua, noi che conosciamo il vero modo di amare Dio, noi superiore popolo civilizzato, dovremmo riflettere che molto spesso la Fede è proprio l'unica cosa che posseggono queste persone, la cosa a cui si aggrappano con le unghie e con i denti per andare avanti e rivendicano giustamente la possibilità di mostrarla in tutti i modi che preferiscono.


Vorrei mettermi dalla parte di tutti quelli che hanno comportamenti che non condivido, che pensano cose per me inaccettabili, cercare di guardare oltre il fatto, verso la motivazione e la contestualizzazione.
Mettersi dall'altra parte, nell'umiltà della consapevolezza che non comprenderemo mai fino in fondo. 

 

Mariangela Branca

 

 
Esci Home