ALASSIO, NO TECH 24

Vivere una giornata senza smartphone

(ALASSIO 27 ottobre 2017 ) Poche settimane fa, con la coordinazione della prof.ssa di Scienze Umane, Alice Mariano, le classi quinte hanno sperimentato il NO TECH DAY. 24 ore senza cellulare! Pubblichiamo il report dell'iniziativa a cura di Tommaso Interguglielmi, della classe quinta del liceo delle Scienze Umane opzione economico sociale. Tra pochi giorni, l'esperimento verrà ripetuto ed .... ampliato!!!! Vi terremo informati!

Oggi siamo abituati all'idea del cellulare o dello smartphone come un oggetto comune nella nostra vita, una protesi della quale non riusciamo più a fare a meno. Da notare che bisogna distinguere tra 'cellulare' e 'smartphone': la differenza sostanziale sta nel sistema operativo, quello del cellulare è un sistema sviluppato dalla casa produttrice dell'apparecchio mentre nello smartphone sono utilizzati sistemi operativi universali. Possiamo quindi dire che lo smartphone è l'evoluzione del telefono cellulare. 
Analizzando la società moderna, in particolare la generazione di coloro che vengono chiamati “Millenials” (termine utilizzato per indicare la generazione nata dagli anni '80 in poi), si può notare come l’utilizzo dello smartphone abbia ormai raggiunto una forma di assuefazione, che causa seri problemi. Mentre la comunità scientifica dibatte sulla possibilità di danni all'organismo causati dall'emissione di radiofrequenze dei new media, a livello psico-sociale si riscontrano problemi concreti e visibili creati da ciò che ormai sta assumendo le forme di una dipendenza. Tale fenomeno sociale è illustrato molto bene nell'analisi di Simon Sinek, autore e motivatore anglo-americano, il quale osserva che l’assiduità con la quale consultiamo lo smartphone, ed in particolare i social, per controllare la crescita dei “like”, contribuisce a far sì che il nostro corpo rilasci dopamina, una sostanza che agisce sulla nostra sensazione di piacere, la stessa sostanza che viene prodotta quando fumiamo, beviamo o scommettiamo, per questo crea dipendenza. Il problema dunque non sta nel moderato utilizzo di questi strumenti, ma nel loro abuso. Nel suo ultimo libro, Jean Twenge, docente di Psicologia all’Università di San Diego, osserva che gli “iGen” (i ragazzi della generazione iPhone) rispetto alle generazioni precedenti, crescono più tolleranti e meno ribelli, ma anche più infelici, incapaci di instaurare solidi rapporti sociali, manifestano tendenza all’isolamento, dormono poche ore per notte, soffrono di forme depressive e altri problemi legati all’esagerata connessione via smartphone. In seguito alle considerazioni di Sinek e Twenge, anche all'interno della mia classe è emerso che troppo spesso noi giovani non siamo più capaci di creare un rapporto duraturo e sincero e talvolta instauriamo relazioni superficiali e basate su conversazioni che avvengono tra due schermi. 

Nell'anno scolastico passato, la classe quinta del Liceo delle Scienze Umane opzione economico-sociale dell'istituto “Don Bosco” di Alassio, ha dato il via a un progetto denominato “NoTec24”, che si basa su una sfida contro se stessi: rimanere a “digiuno” dallo smartphone e da internet per 24 ore. Il progetto è stato promosso dalla docente di Scienze Umane, che l'ha riproposto alle classi quinte anche quest'anno: la mattina del 12 ottobre gli alunni hanno consegnato gli smartphone all'entrata a scuola e li hanno riavuti al termine della mattinata successiva. Ovviamente la requisizione non era sufficiente a garantire che l'esperimento andasse a buon fine, era fondamentale che gli studenti si comportassero onestamente e non cedessero alla tentazione una volta a casa. 
Al termine delle 24 ore di “digiuno” da qualsiasi connessione, sono emerse considerazioni alquanto interessanti: alcuni di noi, per abitudine, durante la giornata controllavano le tasche e per un attimo, sorpresi, credevano di aver perso il telefono; altri hanno impiegato più tempo a interpretare gli orari dei treni esposti in stazione; qualcuno si è dovuto scervellare per trovare un'alternativa alla sveglia del telefono, per non rischiare di rimanere a letto invece di venire a scuola; altri hanno provato noia, dato che non potevano ascoltare la musica lungo il tragitto in pullman. Nonostante queste piccole varianti un po' scomode, non sono mancati i risvolti positivi: alcuni di noi hanno avuto modo di apprezzare il mondo che li circonda, soffermandosi ad ammirare paesaggi che a volte ci sfuggono perché siamo concentrati sullo schermo. C'è stato chi si è dedicato di più ai rapporti personali; chi ne ha approfittato per lasciare vagare libera la propria mente, chi addirittura si è accorto di provare meno ansia causata dall'impazienza di controllare le notifiche o le risposte su WHATSAPP.

Alla fine ci siamo chiesti se esistano altri aspetti positivi nel rimanere a “digiuno” dagli smartphone, così ci siamo proposti un altro obiettivo, più arduo del primo: i giorni 13, 14 e 15 novembre rinunceremo nuovamente al telefonino. 

Chissà se nell'arco di quelle 72 ore ci sentiremo più liberi e meditativi?

 
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