Don Giampietro Mureddu

Omelia funebre in memoria di Don Giampietro Mureddu

OMELIA NELLE ESEQUIE DI DON GIAMPIETRO MUREDDU

ROMA – BEATO ARTEMIDE ZATTI  - 2 DICEMBRE 2017

Carissimi,

desidero innanzitutto porgere le mie condoglianze ai parenti di don Giampietro qui presenti.

Saluto poi i confratelli - in particolare quelli della Comunità Zatti - insieme con le Suore di Gesù Abbandonato e con tutto il personale in servizio presso la comunità, che hanno seguito con cura affettuosa don Giampietro in questi ultimi anni di vita.

Saluto infine tutti i presenti alle esequie.

Chi era Don Giampietro Mureddu? Ecco alcuni dati anagrafici per comprendere meglio il suo percorso di vita.

Don Giampietro nasce a Fonni (NU) il 26 giugno 1928 da Raffaele e Giovanna Anna Carboni. Dopo l’aspirantato a Lanusei, il 17 novembre 1944 entra in Noviziato a Roma-Mandrione. Emette la Prima Professione circa un anno dopo (il 1° novembre 1945), e riceve come destinazione RM-San Callisto, dove rimane per due anni nello studentato filosofico; il 31 luglio 1947 in vista del tirocinio pratico viene inviato per tre anni a Santulussurgiu. A questo punto il Ch. Giampietro si sposta a Cagliari per circa un anno, al termine del quale - convocato a Roma - emette la Professione Perpetua il 21 luglio del 1951. Nell’agosto del 1951 viene inviato a Messina per gli studi teologici; qui riceve l’ordinazione diaconale il 1° gennaio 1955 e viene ordinato sacerdote il 29 giugno dello stesso anno. Dal 1955 al 1960 l'obbedienza lo conduce nella scuola come consigliere, catechista ed insegnante, prima a Santulussurgiu per un anno, poi ad Arborea ancora per un anno ed infine a Gaeta, dove rimane 3 anni, fino al 31 luglio 1960. A questo punto comincia per lui l’esperienza del lavoro in parrocchia: per 5 anni è tra i confratelli che sperimentano la nuova presenza di Carbonia (durante due di questi anni dirige la parrocchia intitolata a Gesù Operaio) e nei 5 anni successivi viene inviato a RM-Don Bosco come viceparroco. Nel 1970 Don Giampietro arriva a Civitavecchia con il ruolo di direttore e parroco. Nel 1973 si sposta ad Arborea, sempre con l’incarico di parroco, fino al 1974. A questo punto ritorna a RM-Don Bosco, e qui rimane impegnato nella pastorale parrocchiale fino al 1988, anno nel quale si sposta a RM-Sacro Cuore, prestando il proprio servizio presso la basilica. Nel 1994 l’obbedienza lo invia al Borgo Ragazzi Don Bosco, dove lavora - specialmente in parrocchia - fino al 2002; nel 2002 torna a RM-Sacro Cuore impegnandosi soprattutto come confessore. Qui rimane fino al 1° dicembre 2012 quando, a causa dell’aggravarsi della situazione di salute, viene portato nella Comunità Beato Artemide Zatti dove giovedì nel primo pomeriggio torna alla Casa del Padre.

Provo a descrivere alcuni tratti della personalità di Don Giampietro, a partire sia dai giudizi che le comunità di formazione hanno espresso su di lui nei primi anni di vita religiosa, sia dalla mia conoscenza diretta.

Don Giampietro viene descritto dal giudizio di ammissione alla prima professione come di indole aperta e sincera e mostrava un carattere un po’ forte, pur cedendo facilmente alle ragioni (così recita il giudizio di ammissione alla professione triennale dei voti); la specificità  del carattere forte viene confermata più avanti anche nel giudizio di ammissione ad ostiariato e lettorato, che parla di carattere un po’ difficile, facile ad adombrarsi e nel giudizio di ammissione al presbiterato, che parla di carattere serio e volitivo.

La valutazione relativa alla forza del carattere è una costante nelle valutazioni sul chierico Mureddu; è costante però anche l’affermazione che grande era il suo impegno per migliorarsi; così è scritto nel giudizio di ammissione alla professione perpetua: il chierico dimostra buone disposizioni per la vita religiosa sacerdotale. Ha buone doti per l’assistenza, l’insegnamento; è equilibrato e disposto al sacrificio. E’ apparso talvolta poco remissivo e un po’ facile alla critica, ma ha cercato di correggersi con buon risultato.

La solidità e fermezza di carattere si traduce già nel novizio Giampietro anche in determinazione e chiarezza circa la sua vocazione salesiana e sacerdotale: così scrive nella sua domanda di ammissione alla prima professione: Iddio, da cui viene la mia vocazione, mi aiuterà con la sua grazia a diventare un bravo figlio di Don Bosco, com’è mio vivissimo desiderio. E così il Ch. Giampietro conferma nella domanda di ammissione alla professione perpetua: se forte era prima in me il desiderio di consacrare tutta la mia vita per la salvezza della mia anima e per il bene della gioventù, adesso che ho potuto vivere la vita salesiana, questo desiderio è diventato in me volontà tenace e programma della mia esistenza. Questa determinazione viene confermata dai suoi superiori, i quali fin dal Noviziato scrivono: Giampietro mostra vivissimo desiderio di essere salesiano.

Un ricordo particolare che ho di lui risale al mio tirocinio durante il quale, dovendo io accompagnare i ragazzi della scuola media di RM-Don Bosco agli esercizi spirituali nella casa di Canneto, mi sentii chiedere da Don Giampietro se gli facevo la cortesia di raccogliere e portargli alcuni rami secchi di faggio che avessero una particolare conformazione, quella che potesse ricordare una croce. Mi sono accorto così che Don Mureddu era un abile scultore del legno, e che prediligeva scolpire Nostro Signore in Croce.

La passione per la Croce e per l’amore misericordioso del Signore si può senz’altro riscontrare anche e soprattutto nel servizio fedele che Don Giampietro ha offerto lungo tutta la vita nel sacramento della riconciliazione. Sia da parroco che ancor più da viceparroco questo è stato un impegno che lui ha assunto con grande disponibilità, unitamente alla formazione del popolo cristiano tramite la presentazione di catechesi e di spiegazioni della Parola di Dio. Per questi aspetti del suo ministero sacerdotale tante persone lo hanno apprezzato e lo ricordano con riconoscenza.

La passione per l’arte dice che Don Mureddu dietro e dentro un carattere forte e volitivo possedeva anche una profonda e delicata sensibilità; la passione per la Croce identifica in lui il credente, il consacrato, il sacerdote, il ministro della riconciliazione appassionato dalla misericordia di Dio e desideroso di offrirla a quanti l’avessero richiesta attraverso la confessione.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato nella liturgia ci permette di approfondire e di rileggere ulteriormente la vita di Don Giampietro, per confermare che essa ha cercato di mettere in pratica il Vangelo.

Il Libro delle Lamentazioni esprime prima lo sconforto e la miseria di colui che si sente lontano da Dio e che ha perso la speranza, e poi la pace che viene dalla riconquistata consapevolezza della fedeltà di Dio e dalla sua misericordia: Le misericordie del Signore non sono finite, non è esaurita la sua compassione; esse sono rinnovate ogni mattina, grande è la sua fedeltà; “Mia parte è il Signore - io esclamo - per questo in lui voglio sperare”. Buono è il Signore con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca. E’ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore. Queste parole di speranza sembrano quelle del sacerdote che accoglie il penitente e gli infonde fiducia nuova nelle vicende della vita che lo hanno visto peccare, soffrire, allontanarsi da Dio. Sono forse parole simili a quelle con cui Don Giampietro ha confortato i suoi penitenti.

Il brano del Vangelo di Giovanni ci racconta la crocifissione e la morte di Gesù, e ci ricorda di come la croce sia strumento terribile e straordinario di salvezza per tutto l’universo. Quella croce che Don Giampietro ha contemplato e riprodotto tante volte e della quale ha cercato di penetrare il mistero anche attraverso l’arte scultorea, rappresenta il compimento della storia della salvezza: Tutto è compiuto, dice Gesù prima di spirare. Il brano ci ricorda anche che i “discepoli amati” hanno bisogno di sostare sotto la croce, altrimenti non ne comprendono il significato e non ricevono il beneficio che la croce può e vuole offrire. Il testo infine ci ricorda che non c’è croce senza la presenza di Maria; anzi, che la croce costituisce l’occasione per ricevere in dono come Madre nostra la Madre di Dio.

Ti riceviamo con tutto il cuore Maria, dolcissima Madre, e ti affidiamo il nostro confratello Don Giampietro, perché tu lo prenda per mano e lo conduca con te tra le braccia del Signore crocifisso e risorto. Lui che è è datore di misericordia, anzi, che è Misericordia egli stesso, non rifiuterà di accogliere chi nella vita ha amministrato tante volte il sacramento della riconciliazione, donando la pace del cuore e la salvezza di Dio.

            Carissimo Don Giampietro, noi preghiamo per te, in tuo suffragio, e tu prega per noi, perché possiamo insieme condividere la gioia eterna del Paradiso. E così sia.

 
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