Sentirsi a casa

Il Cairo - Don Bosco, giovedì 13 luglio 2017

   Sentirsi a casa in una comunità, in una scuola, tra i banchi, nel cortile… Un po’ meno fuori dall’istituto, ma solo per condizionamenti esterni e piccoli timori che porto con me, perché ora che sono qui mi rendo conto che è una realtà che davvero conosciamo poco.  Associamo l’Egitto al terrore, alla paura, agli attentati…

Ora che è trascorso il mio quarto giorno qui a Il Cairo, non mi sfiora nessun tipo di paura; piuttosto associo questa città a quegli sguardi curiosi e attenti che incontro la mattina, che dalla finestra della mia camera vedo arrivare già dalle 7.30 e ripassare (o anche fare!) i compiti o le lezioni, o addirittura anticiparsi gli esercizi del giorno. Durante la mia prima lezione ho sentito grande tenerezza, perché loro sui banchi di scuola si giocano il futuro!

Nonostante il caldo e i ritmi serrati, difficilmente distolgono l’attenzione, e sono un input importante per noi, perché ci spingono a dare del nostro meglio; loro meritano il meglio, e il mio domandarmi se sono chiara e adeguata nell’insegnamento mi aiuta a impegnarmi sempre più. A volte mi domando se il mio accento riflette troppo il centro-sud Italia, ma scoprire che termini come “yalla” sono simili al mio “jammi”, entrambi “suvvia, dai”, mi fanno stare tranquilla, perché qualche parola si può sempre camuffare e soprattutto perché mi confermano che c’è un linguaggio universale! C’è infatti un linguaggio fatto di sguardi, gesti, sorrisi, facce,… che permette di farsi vicino e di comunicare anche in contesti apparentemente distanti.

Oggi uno studente musulmano, seduto dall’altra parte dell’aula, prima di andare via, è venuto verso di me, che ero seduta alla cattedra, e mi ha baciato la mano, segno di grande rispetto e di stima. Ho trattenuto la commozione per quel gesto così delicato, e per la confusione ho detto: “grazie, ciao, a domani!”, un po’ di tutto… tranne il saluto che avevo appena insegnato e cioè che quando ci si congeda ci si saluta con arrivederci!

Ecco questo per me è un sentirmi a casa, in un posto dove non c’è differenza di colore, di religione, di aspetto,… ma di giuste regole, di rispetto, ma anche di misericordia; un posto dove posso essere me stessa e fare anche qualche gaffe senza essere giudicata. Ringrazio Dio per avermi dato la forza di non ascoltare la paura, i timori, … è un’occasione troppo preziosa di arricchimento, di crescita. Meno male che sono all’inizio e ho ancora tre settimane… ho tanto da imparare!
Antonella Sinagoga
 
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