Alto Egitto: terra di cuore

... siamo partiti verso sud

   Alessandria d’Egitto, ultima settimana di esperienza missionaria, l’estate ragazzi era ormai finita, come anche il corso estivo di italiano per accedere alla scuola. Un salesiano ha proposto a me e all’altra volontaria italiana in oratorio di trascorrere lui qualche giorno insieme a lui nel suo paese d’origine, in Alto Egitto.

Prima di concludere la nostra missione a Il Cairo, ci è sembrata una buona idea andare con lui, così siamo partiti verso sud.

Il viaggio non è stato semplice né breve, ma siamo comunque arrivati con il treno vicino Asyut per poi raggiungere Dar El Gianadla. Sapevamo che avremmo visitato alcuni luoghi cristiani, che avremmo visto un Egitto diverso dalle grandi città ma non avevamo dato troppo peso all’ospitalità. Giunti in questa località rurale, mi sono venuti in mente racconti e immagini di paesini del Sud Italia di qualche decennio fa, come quello da cui provengono i miei genitori. Asini in giro con carichi sulla groppa, carretti, strade non asfaltate, famiglie che vivono insieme a tanti parenti, bambini che giocano per strada…

Siamo stati accolti calorosamente dai genitori del salesiano che vivono in casa insieme ai figli rimasti a Dar El Gianadla e ai nipoti. Una casa semplice, in costruzione come è tipico da quelle parti in Egitto, per cui i piani si aggiungono man mano che la famiglia si allarga e quando la disponibilità economica lo permette. Le porte sono aperte per far entrare i vicini, imparentati con loro, e all’interno della casa c’è un pollaio, che potrebbe allargarsi per diventare una stalla, ma le nuove generazioni fanno fatica a starci dietro. C’è sempre un bel viavai di gente, la famiglia cerca di riunirsi ma non è semplice per la numerosità e la distanza, chi per lavoro, chi per studio, chi per il servizio militare…

La famiglia: questo bellissimo dono che ci fa sentire meno lontani dalla nostra cultura italiana, anche se sofferente proprio su questo aspetto, e improvvisamente ci sentiamo a casa, resi partecipi, pur se sconosciuti e appena arrivati, di questo clima familiare. Mi ricordo che a scuola ci parlavano della “xenìa” (ξενία), concetto sacro di ospitalità degli antichi greci, qui in Alto Egitto ho sentito qualcosa di più, con semplicità non ci sentiamo estranei, anche se abbiamo dovuto ripetere più volte di capire l’arabo, eccezion fatta per quelle poche parole imparate nelle ultime settimane, condite da sorrisi di riconoscenza. I tempi si allungano, non potevamo rifiutare il cibo che ci veniva preparato, tutti avrebbero voluto averci con loro per più giorni, tutti erano felici che “abuna” fosse tornato a casa.

La prima sera siamo andati a visitare un monastero dedicato a Maria che si trova lì vicino, scavato nella roccia e risalente al V secolo, iniziando così il nostro percorso in alcuni luoghi cristiani dell’Egitto, dove la fede è forte e ben radicata nelle tradizioni.

La mattina seguente abbiamo conosciuto il parroco cattolico e celebrato con lui la messa in rito copto, di cui gli egiziani sono molto orgogliosi, in lingua araba. Quanto è preziosa la diversità che tende all’unico Padre per cui possiamo sentirci fratelli nonostante l’apparente distanza…dovremmo ricordarcelo più spesso! Dopo la messa, abbiamo visitato la chiesa di San Michele e conosciuto il parroco ortodosso. Inizialmente ci era sembrato buffo che il prete salesiano andasse in giro con la talare, la veste nera lunga, che a noi può ricordare formalità e tempi passati, ma abbiamo poi compreso come invece sia un segno bello e forte di attaccamento alla propria fede e alle proprie tradizioni. La tappa successiva è  il santuario dell’Assunta di Dronka, il secondo monastero più grande del Medio Oriente che ospita oltre 1 milione di visitatori l’anno ed è tappa di pellegrinaggi, specie nel mese di Agosto, nel posto che la tradizione crede sia stata l’ultima meta della Sacra Famiglia nel suo soggiorno egiziano prima di tornare a Nazaret. L’impatto è stato forte, una massa di gente che parla, canta e cammina testimoniando la propria fede cristiana in questo villaggio, dove convivono e collaborano monaci ortodossi e cattolici, e tante famiglie hanno la propria abitazione. “Voi dite che non ci sono cristiani in Egitto: guardatevi intorno!” …e come poter affermare il contrario! Erano giorni di festa, in preparazione all’Assunta, il 22 Agosto secondo il calendario ortodosso, tanti fedeli accorrevano da tutto il Paese. Abbiamo partecipato alla processione, immersi nella spiritualità popolare copta, a ritmo di canti e preghiere.

L’indomani, dopo esser stati in parrocchia con i ragazzi del catechismo, siamo partiti per Il Cairo con il cuore gonfio di gioia e di riconoscenza, portandoci dentro di noi una fotografia nuova dell’Egitto.

Purtroppo, nei nostri ambienti un viaggio del genere può destare solamente preoccupazione e paura, io invece auguro a tutti di poter trascorrere delle belle giornate come questa parentesi all’interno del nostro mese di missione in Egitto.

 

Marco Fulgaro

 
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