Scuola di Alessandria - Curiosità e smarrimento

Impressioni di una “prof” in Egitto

 

Cinque volontarie si sono avvicendate presso la scuola di Alessandria, in Egitto, insegnando italiano. Alcune di loro ancora non hanno concluso il loro servizio. Ecco le riflessioni di Chiara…

 

Domani, lunedì 30 luglio, segna l’inizio dell'ultima settimana del corso estivo di italiano della scuola professionale Don Bosco di Alessandria.

Sul treno di ritorno dal Cairo mi trovo a parlare con una donna egiziana che fa l'avvocato in città. In un inglese misto al francese racconta di conoscere molto bene la scuola Don Bosco e che un suo caro amico si è diplomato lì, trovando poi un lavoro con un ottimo stipendio.

Un incontro mi spinge a scrivere le prime impressioni circa le due settimane trascorse qui in Egitto. Principalmente noi insegnanti volontarie ci troviamo ad interrogare i ragazzi fuori dalle classi, per valutare le capacità di lettura e di conversazione. Ognuno dei 160 ragazzi viene valutato una-due volte a settimana e questo fa sì che si sentano seguiti e supportati durante il mese di corso intensivo di italiano.

Fin da subito mi colpisce la grande energia dei ragazzi; la maggior parte di loro è davvero desiderosa di apprendere la lingua e soprattutto di entrare a settembre nell'Istituto professionale.

Don Renzo, il coordinatore della scuola, sorridendo descrive spesso i ragazzi egiziani come molto intelligenti ma anche molto pigri. Faccio ancora fatica a cogliere questo aspetto, proprio perché in confronto ai ragazzi italiani, qui mi sembra che circoli una grande passione, una forte spinta al riscatto, come se l'Istituto salesiano rappresentasse un sogno, un'ottima opportunità.

A volte mi sono sentita a disagio di fronte alla loro idealizzazione dell'Italia e del mondo occidentale in generale, chiedendomi spesso cosa stessi realmente offrendo a questi ragazzi. Ad oggi ho compreso che l'Istituto professionale offre un'occasione unica e decisiva per la vita dei giovani di Alessandria. La qualità dei corsi, la serietà dei docenti e soprattutto lo stile educativo che viene trasmesso fanno sì che al termine dei tre anni, il ragazzo abbia delle competenze professionali e umane molto superiori alla media. Questo gli permetterà poi di avere un margine di scelta maggiore rispetto al proprio futuro.

Sento che questa esperienza mi sta arricchendo sotto numerosi punti di vista.

Durante la prima settimana mi sono avvicinata ai giovani egiziani con l'atteggiamento che abitualmente adotto con i ragazzi e bambini italiani; dopo poco mi sono resa conto che qualcosa non stava funzionando. Ho compreso presto che la dolcezza, l'incoraggiamento e la flessibilità vanno unite ad una buona dose di fermezza e di voti bassi, il tutto condito da una faccia seria e da un tono di voce deciso!

Nonostante io stia insegnando la mia lingua, l'incontro con ognuno dei ragazzi mostra un aspetto diverso della cultura, della lingua, dello stile del mondo egiziano, lasciandomi dentro una sensazione mista di curiosità e smarrimento.  

La scuola e l'oratorio salesiano di Alessandria sono frequentati quasi esclusivamente da bambini e ragazzi musulmani. Non c'è un intento di conversione, né esplicito, né implicito. Ci sono il desiderio e l'impegno di offrire spazi di incontro e crescita, di promuovere competenze, di dare dignità. Questo spirito anima ogni attività che si svolge qui, costringendo i volontari cristiani a porsi domande, ad arrabbiarsi, a cambiare idea. È uno spirito che spinge verso una conversione del cuore; lasciare andare pregiudizi, sicurezze, paure per incontrare l'altro in una semplice e autentica fratellanza.

 

Chiara Guzzi

 
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