Alessandria: riflessioni ad alta voce

Cosa si vive in oratorio

Appena arrivati l'impressione è stata quella di venire accolti da cari amici che ci attendevano con ansia.

Gli animatori qui ci hanno fatto sentire subito a casa...

Nonostante le decisioni prese all'ultimo momento hanno fatto a gara per chi dovesse accompagnarci a visitare la città. I limiti concreti che ci sono qui non gli impediscono di essere amichevoli ed estremamente disponibili.

Alcuni non parlano né inglese né italiano, non potevano quindi interagire con noi a parole, però restavano lì, accanto a noi, anche se erano soli...

Sembra poco, regalare il proprio tempo, ma non lo è. Restavano lì...

Ho imparato a comprendere che è tanto!

Non si sono limitati all'accoglienza del minimo indispensabile, del politicamente corretto, si sono occupati di noi, si sono messi nei nostri panni.

Qui le temperature sono veramente elevate, eppure non ho dovuto mai chiedere una bottiglietta d'acqua. Qualcuno degli animatori si allontanava silenziosamente e comprava delle bottiglie che distribuiva a tutti noi.

Quanto è bello non aspettare la richiesta, ma pensare a cosa potrebbe servire all'altro, a qual è la sua esigenza.

Ho cominciato così a modificare lo stereotipo che, si voglia o no, avevo dei mussulmani (più del 90% degli abitanti di Alessandria è mussulmano).

 

Passiamo ora ai ragazzi per i quali siamo venuti: i ragazzi che frequentano l'oratorio!

Posseggono una spontaneità e una capacità di gioire della semplicità che in Occidente ("nella ricca Italia" come dicono loro) abbiamo un po' perso. Uno di loro fissando il mio pantaloncino firmato mi ha detto "you are a very rich man!" (Tu sei un uomo molto ricco) ... e quel pantaloncino a me non piace neanche. Mi stupisco che lo dica proprio su quel pantaloncino perché è uno di quelli che mi piace di meno.. Questo ha fatto sì che mi interrogassi.

Tutto il loro modo di comportarsi mi ha fatto interrogare. Mi ha permesso di osservarmi sotto un'ottica differente.

Mi sono reso conto di aver perso la capacità di apprezzare le cose semplici e di volerne ricercare sempre di più particolari, di più appaganti. Perché la quotidianità non appaga il "grasso occidentale".

Invece qui la quotidianità dell'oratorio è ciò che è differente, rispetto a dover lavorare con il papà, rispetto al non poter socializzare con amici della nostra età...

 

Grazie a questa missione ho la possibilità di far sorridere dei bambini che ringraziano più di una volta, e anche in diversi giorni, se ricevono una macchinina giocattolo. I nostri ragazzi in Italia non sarebbero appagati da una cosa piccola come un macchinina; una macchinina è scontata!

Qui invece non è scontato nulla. Non è scontato avere i soldi per poter mandare un giorno il figlio in piscina con gli altri bambini dell'oratorio, non è scontato ricevere una caramella, una t-shirt nuova o delle scarpe da Don Bassem (salesiano e sacerdote incaricato dell'oratorio), non è scontato ricevere attenzioni. Non è scontato che un bambino abbia il tempo di giocare con i suoi coetanei anziché lavorare con il padre.

Qui non si fanno grandi cose. Si fanno cose ordinarie... E loro sono felicissimi proprio per questo.

Don Bassem si fa in mille per questi ragazzi, tiene molto alla loro educazione, li sostiene moralmente e, all'occorrenza, anche economicamente. Sta svolgendo un servizio encomiabile.

Si parla poco di sacerdoti che silenziosamente fanno il bene. Si preferisce creare scoop su quelli che sbagliano. Sapete perché? È scontato che un sacerdote sia buono...

Michele Carrozza

 
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