Alessandria d'Egitto - UBI AMOR IBI OCULUS

Basta che siate giovani perché io vi ami assai

Suona la sveglia. Sono le 6:00. Il traffico in Sherif street non si è mai fermato veramente ed Alessandria si mostra nella sua veste di città di mare, regalando durante le prime luci del mattino un po’ di brezza marina.
Le forze per vivere un mese di missione, sopportandone e non accusandone i ritmi, credo si possano trovare principalmente nella vita comunitaria, e proprio per questo, ciò che scandisce tutte le nostre giornate sono i momenti di preghiera con la comunità di Alessandria, attorno ai quali ruotano le diverse attività.

 

Le timide campane difficilmente riescono a scandire la giornata: la moschea presente subito al di fuori dell’oratorio infatti padroneggia su traffico e quant’altro, imponendosi sulla quotidianità (ed il sonno) di tutti.

In Egitto infatti i cristiani rappresentano la minoranza, e poche opere al mondo riescono a rappresentare l’idea di minoranza come riesce a farlo l’opera salesiana di Alessandria. In oratorio convivono ragazzi e animatori musulmani e cristiani, ma il 90% di questi sono musulmani. La prima cosa che unisce tutti è l’amore per don Bosco, per il dono che ha fatto a tutti i ragazzi, indipendentemente da qualsiasi altro fattore che non sia l’essere giovani. Alessandria è vera testimonianza della frase che tante volte sentiamo ma che difficilmente risulta così chiara come se inserita in questo contesto: “basta che siate giovani perché io vi ami assai”.

 

L’oratorio risulta un’isola felice confrontato con l’esterno: è curato e colorato, e credo che don Bosco non avrebbe desiderato altro: la dignità delle persone ha molto a che fare con i posti che vivono.

La seconda cosa che unisce tutti è la preghiera cantata fatta tutti insieme alle 18, prima che l’oratorio del pomeriggio chiuda. Un momento emozionante che supera la barriera linguistica di noi missionari che ascoltiamo, arrivando dritta al cuore.

 

Come ci facciamo capire con tutti questi ragazzi?

I ragazzi egiziani amano ballare e quando ci buttiamo insieme a loro è vera festa. Non importa che tu sia bravo; il legame che si crea supera gli ostacoli culturali, linguistici e tutte le differenze religiose.

Guardando a queste settimane credo che il ballo sia stata la cosa che ci ha avvicinato di più, ciò che ci ha permesso di entrare in contatto: si crea intesa e lo sguardo inizia ad essere espressivo di un qualcosa di più. L’amore quando è sincero trova sempre le sue forme per trasmettersi. A quel punto la lingua diventa un sovrappiù, perché in due sguardi che si sono aperti l’un l’altro c’è molto più di quanto possa esprimersi con le parole: ubi amor ibi oculus, dove è l’amore lì è lo sguardo.

 

 

Volontari Alessandria

a cura di Davide Guizzo

 
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