Il cambiamento più grande è quello che viviamo noi volontari

Progetto

Quando ho intrapreso questo percorso non sapevo cosa aspettarmi: mi sarebbero piaciute le mansioni? Sarei riuscita a gestire la situazione? Mi sarei trovata bene in quest’ambiente? Mi chiamo Chiara, ho 25 anni e partecipo al progetto intitolato “Alla grande” che si svolge presso l’Opera Don Giovanni Bosco di Sampierdarena (Genova). 
 
La risposta a tutte le mie domande è presto arrivata perché dopo pochissimo tempo mi sono sentita perfettamente inserita all’interno di questo contesto e ho capito che il cambiamento più grande non sarebbe avvenuto all’interno dell’istituto con l’arrivo del nostro nuovo gruppo, ma bensì in ognuno di noi volontari e nel nostro modo di affrontare e vedere le cose, in particolare grazie alle tante culture e religioni che si incontrano ogni giorno nel nostro cortile. 
Prima del periodo di sospensione eravamo impegnati nel sostegno pomeridiano legato ai compiti dei ragazzi, provenienti da diverse scuole e di età differenti. In un secondo momento ci spostavamo all’esterno e sorvegliavamo le loro attività, come per esempio le partite a calcio e a basket, cercando di essere un esempio di comportamento e indirizzandoli verso il rispetto per gli altri e per l’ambiente circostante. Spesso gli adolescenti che frequentano i nostri spazi hanno delle situazioni difficili alle spalle e a volte è difficile per loro distinguere giusto e sbagliato: noi cerchiamo di guidarli e responsabilizzarli.

All’inizio dell’emergenza ci sono state giornate in cui abbiamo dovuto chiudere in anticipo i campi da gioco e altre giornate in cui arrivavamo senza sapere se avremmo trovato i bambini ad aspettarci: non era ancora chiara la gravità della situazione e non erano state date ancora delle direttive. 
E’ stato strano, ad un certo punto, ritrovarsi a casa, così in fretta e senza sapere come e quando saremmo potuti tornare: mi sono sentita un po’ persa, ma fortunatamente, dopo poco più di un mese in attesa di notizie certe, ci è stato permesso di riattivare il Servizio. Ovviamente però, essendoci il divieto di assembramento e quindi essendo l’Oratorio chiuso, il progetto è stato completamente rivoluzionato: il nostro obiettivo oggi non è più quello di seguire quei ragazzi, ma piuttosto è quello di preparare ed organizzare gli spazi al meglio per il loro rientro. Ciò significa che stiamo anche rinnovando gli ambienti, con nuovi colori e nuove disposizioni, oltre che svolgendo piccoli lavoretti di manutenzione e, naturalmente, una profonda pulizia. 
La struttura è molto grande e il lavoro non manca, così come qualche difficoltà e il pensiero per tutti quelli che fino a qualche mese prima frequentavano quotidianamente questo posto. Ci chiediamo dove sono, cosa staranno facendo e se avrebbero voglia di raggiungerci.

Purtroppo non abbiamo modo di contattarli tutti, ma il fatto di occuparci della struttura come se fosse casa nostra, rinnovandola, prendendocene cura, rendendola confortevole per chi la vive e pronta a ricevere gli ospiti non appena si potrà, ci fa sentire meglio e ci fa rimanere positivi e concentrati su un futuro che speriamo con tutto il cuore arrivi presto. 

Credo anche di essere stata estremamente fortunata ad incontrare i salesiani perché il loro altruismo e i loro principi sono concreti e il loro sostegno è reale. Mi ha colpito molto quanto hanno a cuore ciò che fanno e mi portano credere che ci sia ancora qualcosa di buono nel mondo: secondo me sono un esempio da seguire, anche se non si ha la stessa fede, e il mio OLP è così equilibrato e buono che mi piacerebbe un giorno diventare matura e ragionevole come lui. Io non vedo l’ora di riaprire le porte della fondazione, ma ancor di più non vedo l’ora di poter riavere indietro una vita normale, che forse sottovalutavo, e che adesso avrebbe un sapore totalmente diverso. Grazie al Servizio Civile, infatti, e per questo lo consiglierei a tutti quelli che stanno finendo la scuola superiore e che vorrebbero avvicinarsi al mondo del lavoro, apprezzo anche le piccole cose: un saluto, un sorriso, un favore, una parola di conforto e tutte quelle a cui prima non facevo nemmeno caso; e grazie invece alla pandemia, che mi ha costretta ad allontanarmi dagli altri per un po’, oggi ho voglia più che mai di trasmettere questo grande insegnamento anche a chi, a un metro di distanza, mi circonda.

Chiara Rinaldi

 
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