Ragazzi: iperconnessi ed esclusi?

Il messaggio lanciato dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza nella relazione annuale al Parlamento.

Ragazzi: iperconnessi ed esclusi?   
È la categoria delle promesse mancate. E della scarsa attenzione di sondaggisti e politici. Eppure il futuro è lì, in quella classe di dieci milioni di cittadini che in Italia non ha ancora compiuto diciotto anni. Troppo pochi rispetto agli adulti, spesso figli unici con genitori senza lavoro, iperconnessi, con un gran rispetto delle istituzioni, innamorati dell’Inno di Mameli, ma consapevoli che quello Stato in cui hanno grande fiducia di frequente si dimentica di loro. La tutela materiale, ma anche quella dei loro sogni, devono perciò diventare finalmente una priorità per il nostro Paese, non solo con più fondi dedicati, ma con una figura di coordinamento specifico a livello governativo. È dunque l’ora di «passare ai fatti», il messaggio lanciato dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza nella relazione annuale al Parlamento.
Prima emergenza da affrontare è la povertà minorile che oggi ha raggiunto circa 800mila bambini, mentre i fondi a disposizione sono passati da un miliardo nel 2007 a 300 milioni ora. «Non è solo una questione di soldi», è la precisazione del presidente dell’Autorità garante Vincenzo Spadafora, ma di «definire le necessità e esprimere una delega chiara» su questo tema. E la prima azione da mettere in cantiere, suggerisce, è «una misura nazionale di sostegno al reddito» che in un momento di crisi «non può certo considerarsi mera forma di assistenzialismo». In quattro anni di attività, ammette Spadafora, abbiamo «individuato le soluzioni », ma «non riusciamo a farci ascoltare». L’infanzia, e ancor più quella terra di mezzo che è l’adolescenza, difatti devono essere messe «al centro dell’azione politica se vogliamo che l’Italia possa avere un grande futuro», gli fa eco il presidente del Senato Pietro Grasso ieri a Palazzo Madama durante la presentazione della fotografia sui giovanissimi, a partire dalla scuola «luogo centrale di scambio e crescita». Ma non ci si può dimenticare nemmeno di tutti quei minori stranieri che spesso arrivano da soli sulle nostre coste, a cui «l’Europa deve tendere la mano e adoperarsi perché i loro diritti siano rispettati».
In Italia le difficoltà economiche e la conseguente disoccupazione hanno inciso, in realtà, sulla scelta di fare figli (unito alla diminuzione del tasso di fecondità). Così i bimbi sono sempre meno, 509mila, il modello di famiglia predominante è «stretto e lungo», anche se ancora il 62% vive con mamma, papà e almeno un fratello, mentre il 17% è figlio unico. Scende anche la percentuale dei ragazzi fino a 17 anni che hanno entrambi i genitori occupati, oggi il 37% (-13% rispetto al 2008), e quelli con padre occupato e madre casalinga (-23%). In più, in una separazione su tre e in un divorzio su due è coinvolto un minorenne. Comunque a turbare, in generale, gli under18 è proprio il senso di esclusione che provano nei confronti della società (25%), per la difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro e di avere le risposte che cercano dagli adulti. Tra i modelli da imitare, quest’anno il cantante Marco Mengoni. Il sondaggio Swg sugli adolescenti per il Garante dell’Infanzia, però, mostra anche il patriottismo dei nostri ragazzi. Quattro su dieci sono orgogliosi di essere italiani, altrettanti quelli in cui l’inno nazionale suscita sentimenti positivi, uno su due si sente parte dello Stato. Lo strumento con cui i minori si riscoprono figli dell’Italia resta sempre il web, usato dal 68% nel complesso, con il 22% che sceglie i social network per partecipare alla vita sociale e politica. Ma anche qui il rischio è dietro l’angolo. Questi giovani sempre più connessi, spiega il capo della Polizia Alessandro Pansa, perciò «hanno bisogno di grande assistenza e grande tutela».
 
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