Roma, don Bosco e le camerette

Memoria storica della presenza di Don Bosco a Roma per la costruzione del Santuario del Sacro Cuore.

Nella sua vita (1815-1888) molte volte Don Bosco giunse a Roma, impegnato su diversi fronti, da quelli più strettamente religiosi connessi all'approvazione ecclesiastica della nuova Congregazione religiosa a quelli legati a far conoscere i bisogni dei suoi giovani poveri.

E poi gli incontri con i Salesiani Cooperatori, con benefattori, e con il Papa anche per collaborare alla ricerca di ecclesiastici idonei a essere nominati Vescovi nelle numerose sedi vacanti.

Rilevante fu l'impegno per la costruzione del Tempio-Santuario al Sacro Cuore a Castro Pretorio: un impegno, laborioso e faticoso, affidatogli  dal Papa.

Don Bosco, sommando i giorni delle sue presenze, visse a Roma circa due anni.

Tante sono le memorie di queste sue presenze: tra tutte eccelle il Tempio-Santuario e gli ambienti che occupò nel suo ultimo soggiorno romano.

A guidare la visita a questi ambienti è il Salesiano coadiutore Signor Paolo Evelli, che racconta qualcosa della sua esperienza.

"Ed ecco già trascorso il tanto atteso anno del bicentenario come pure un anno del mio incarico alle camerette! Tempo quindi di consuntivi, di verifiche, di impressioni, di riflessioni. Una su tutte: ringrazio quotidianamente il Signore per avermi dato questa preziosa possibilità di parlare di Don Bosco. Lo considero un dono per il mio ormai prossimo 50° anniversario di professione religiosa ed uno stimolo ad una ancor maggiore fedeltà al suo carisma.

Gli incontri avuti in questo anno con i vari gruppi sono stati tanti e tutti significati, oltre che molto arricchenti per me. Poter interloquire con persone provenienti da tutto il mondo, confrontarsi con civiltà e realtà diverse, conoscere modi di pensare e di agire differenti mi è stato di grande aiuto. Facile stabilire con loro subito un clima di amicizia e di grande simpatia. Soprattutto però rimango edificato dal constatare come, pur in questa varietà di culture, l’amore a Don Bosco, per Don Bosco sia in tutti vivo e come “la comunione della famiglia salesiana sia una espressione vivissima della sua realtà”, come ci ricordava il RM nella sua lettera familiare.

Commoventi il raccoglimento e la devozione di persone ricche di umanità, di fede vera che hanno saputo emozionarmi. Ho apprezzato molto lo zelo apostolico e la ricchezza spirituale che ho riscontrato in tutti i visitatori, sia come gruppo che individualmente: si leggeva nei loro occhi, spesso inumiditi dalla commozione, il grande amore per Don Bosco e per Maria Ausiliatrice. Molti che bramavano farmi conoscere le loro esperienze di fede, di apostolato, di volontariato vissute nei nostri ambienti ove hanno attinto al carisma salesiano. Mi sembrava strano che fossero loro a ringraziare me mentre ero io che sentivo la necessità di ringraziare loro.

In riferimento alla richiesta del RM emerito che chiedeva una valorizzazione piena e un’attenzione particolare a quelli che noi consideriamo “i luoghi santi” della nostra spiritualità e del nostro carisma, di cui l’Opera del Sacro Cuore di Roma fa parte, mi sono permesso in quest’anno bicentenario di apportare alcuni miglioramenti anche strutturali per rendere questo luogo sempre più significativo e rispondente alle richieste dei visitatori.

Altro mio intendimento è stato quello di non propormi come guida fredda e distaccata ma di parlare con la lingua del cuore, soprattutto di “far parlare” questo ambiente, quasi toccando con mano la presenza fisica di Don Bosco. E dalle risonanze dei visitatori credo che questo messaggio sia passatoUna speranza che nutrivo in cuore era quella di raddoppiare i visitatori delle camerette, cosa peraltro abbastanza prevedibile in vista del bicentenario, ma mai mi sarei immaginato di quadruplicare tale numero e questo mi riconferma ancora una volta il grande amore che tutti nutrono per il Santo dei giovani.

Non mi resta che ringraziare il Signore di averci “regalato” Don Bosco."

 
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