Domani parto!

Intervista ad un volontario in partenza per l'Egitto

Michele Dongu è un ex allievo dell’Istituto don Bosco di Cagliari, dove ha frequentato la scuola media e il liceo scientifico. Ha 21 anni, ha lavorato in Croce Rossa e Caritas e studia Lingue. Giovedì prossimo partirà alla volta de Il Cairo, per un’esperienza missionaria della durata di tre mesi. Vivrà come volontario presso la casa salesiana di Zaytoun, che lavora con ragazzi egiziani molto poveri e con i giovani profughi sudsudanesi. Anticipa, così, il gruppo che partirà nel luglio prossimo alla volta delle case salesiane di Zaytoun e Rod El Farag. Lo abbiamo intervistato.

 

Come mai hai deciso di partire?

Ho deciso di partire in Egitto dopo l’esperienza missionaria in Etiopia del 2015. Perché ho visto che mi piaceva molto stare a contatto con nuove persone, imparare una nuova cultura, conoscere i loro usi e scoprire come vivono la fede. È stato un grande stimolo per cercare la mia fede. Spero che l’Egitto mi aiuti a trovare quello che non ho ancora trovato e nello stesso tempo una nuova realtà diversa dalla nostra. Sarò lì nel periodo del Ramadan, avrò modo di conoscerlo e di capirlo, vivrò la Pasqua Copta: sono cose che sicuramente non dimenticherò mai.

 

Come sei venuto a conoscenza dell’esperienza missionaria dei Salesiani dell'Italia Centrale?

È accaduto per caso. Il giorno in cui si parlava di queste esperienze a Cagliari non dovevo partecipare, ma mi sono ritrovato lì casualmente e mi è stata proposta una missione all’estero, senza sapere la destinazione. Appena ricevuto la proposta ho chiamato mia madre e le ho detto che sarei partito. È stata una cosa che ho sentito subito di fare.

 

Quali sono le difficoltà incontrate nel viaggio in Etiopia?

Quando parti per determinati posti sai bene di non poter avere acqua o luce, a questo eravamo preparati. L’unica difficoltà è stata il rientro, quando eravamo a Soddo ci sentivamo utili a un progetto. In Etiopia ogni giorno facevamo qualcosa, eravamo a contatto con le persone, frequentavamo le loro abitazioni e ascoltavamo le loro storie. Invece qui nella nostra società, tra i nostri beni superficiali, ti rendi conto che qualcosa non funziona, a loro bastava chiacchierare, passeggiare per strada, giocare con un pallone per essere felici, qui no. Noi vogliamo sempre di più e non riusciamo a goderci il poco che abbiamo.

 

Con queste esperienze missionarie stai costruendo qualcosa?

Io penso di sì, perché sto mettendo le basi per il mio futuro. Quello che faccio mi piace, è bello conoscere persone e culture e vorrei fosse il mio lavoro futuro. Vorrei acquisire un titolo di studio e farne il mio lavoro, magari per ripartire per più tempo.

 

Che ti aspetti da Il Cairo?

Mi aspetto una città caotica, una città che dev’essere vissuta intensamente. Non mi aspetto di trovare tutto il conflitto religioso che si legge sui giornali, ma una convivenza pacifica con le differenti religioni. Non parto con molte aspettative, così posso rimanere sorpreso di qualunque cosa mi accada.

 

Che cosa farai nello specifico?

Sarò a stretto contatto con i ragazzi nell’oratorio salesiano di Zaytoun e sarò a stretto contatto con loro, darò anche una mano per restaurare la chiesa. Scoprirò sul posto quali saranno le altre mie occupazioni

 

Hai paura delle difficoltà che possono nascere per la lingua?

Assolutamente no, perché ci sono tanti modi per comunicare. In tre mesi potrò imparare le basi della lingua araba, l’inglese lo conosco e poi può bastare anche solo uno sguardo per comunicare.

 

Cosa puoi consigliare a chi vuole fare un’esperienza missionaria?

Io consiglio di buttarsi e di vivere, perché sono esperienze che ti segnano per tutta la vita e consiglierei a tutti quanti di farle. Queste esperienze ti insegnano quali siano le priorità nella vita, quanto sia importante lo studio. Molti esprimono giudizi su argomenti quali l’immigrazione senza sapere nulla. Partire ti apre la visione del mondo e fa vedere tutto in modo diverso.

 

Che requisiti deve avere un partente?

L’unico requisito è la voglia di partire, non per far vedere le foto al ritorno. Qui si tratta di migliorarsi, vivere esperienze che fanno crescere, sotto diversi punti di vista. Dal punto di vista della fede riesci ad avere qualche risposta in più o qualche domanda in più, che aiutano a cercare qualcosa di nuovo.

a cura di Fabio Zenadocchio

 
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