Eppure loro sorridono!

Ferragosto alternativo a Il Cairo

   Quando si pensa al giorno di Ferragosto vengono in mente il mare o i monti, i tuffi tra le onde o le passeggiate immersi nella natura. Di certo l’immaginario collettivo non si sposta sugli Zabbalin, che il gruppo italiano in missione al Cairo ha avuto modo di conoscere proprio nel giorno dell’Assunzione di Maria.

Facciamo un po’ di chiarezza. Gli Zabbalin – letteralmente “monnezzari” – sono una comunità cristiana che vive in diverse aree della Grande Cairo e si occupa di raccogliere e riciclare (a mano) i copiosi flussi di immondizia della capitale egiziana. La più grande comunità di Zabbalin risiede sotto il monte Muqattam, sul quale sorge la moschea monumentale di Mehmet Ali Pashà.

L’impatto con l’enclave degli “monnezzari” è stato fedele alle aspettative del gruppo: piccole mani si infilavano rapidamente dei sacchi di rifiuti, estraendo plastica, vetro, carta e quant’altro. I pick-up gravidi di immondizia procedevano lenti nelle strade dal fondo precario. Sciami di mosche e odori diversi facevano da sfondo al contesto.

Il signor Fawzi, salesiano coadiutore, ha accompagnato i ragazzi nell’opera gestita dalle suore di Madre Teresa, che in quell’ambiente così distante dalla civiltà europea si occupano di bambini e malati, le categorie più deboli di una comunità problematica. Il loro è l’unico asilo gratuito della zona, gli Zabbalin ci portano i bambini che sono troppo piccoli per lavorare. In ogni stanza ci sono delle operatrici che accudiscono i figli degli “immondezzari”, dai cinque anni in giù. Nell’ultima stanza ci sono creature partorite non più tardi di un anno fa, alcuni di loro sono denutriti. Alcuni dei ragazzi italiani si chinano, prendono in braccio i bambini e gli danno la pappa.

Uscire non è semplice, il bombardamento emotivo è appena iniziato, ma si è già tradotto in una pasta collosa che tiene i ragazzi attaccati agli sguardi curiosi delle decine di bambini accuditi nella struttura.

Una volta usciti fuori, Fawzi guida il gruppo lungo le stradine della Garbage City fino a una struttura gestita da alcune suore cristiane ortodosse, Congregazione di Nostra Signora di Sion. Si tratta di un edificio di quattro piani: appena entrati ci sono due aule di scuola materna, mentre nei piani superiori le religiose si occupano degli anziani e dei malati. Il tutto è nato dalla fede incondizionata di suor Emmanuelle, che da una base di partenza irrisoria è riuscita a costruire ospizi, ospedali e scuole. Queste ultime hanno cambiato radicalmente il modo di vivere in questi paraggi: il programma di scolarizzazione di suor Emmanuelle ha favorito un miglioramento sostanziale della condizione di vita, soprattutto nell’atteggiamento delle persone, che prima chiedevano l’elemosina per strada e ora cercano di vivere un’esistenza dignitosa.

Dopo l’incontro con le suore ortodosse il gruppo è tornato in strada. Lo schema di lavoro non subisce interruzioni: gli uomini spostano i sacchi di rifiuti all’interno dei piano terra dei palazzoni privi di finestre, le donne e i bambini li aprono e li smistano. La presenza di occidentali tra i cumuli di immondizia desta curiosità, è merce rara da queste parti, ma nei confronti del gruppo non c’è astio e le persone rispondono ai sorrisi coi sorrisi. Dopo qualche minuto di passeggiata cominciano ad avvicinarsi dei bambini: loro soprattutto sono incuriositi dall’insolita presenza, ma non sono affatto impauriti. In molti vogliono fare una foto, stringere la mano o semplicemente guardare da vicino.

Non c’è molta differenza con i negozi e le attività commerciali presenti in altri quartieri del Cairo, anche qui i macellai espongono la propria merce all’aria aperta, ma questa è una zona cristiana: ce lo ricordano gli affreschi, le croci, le effigi dei vescovi ortodossi e la carne di maiale, merce rara nella capitale africana.

Una volta tornati sul pulmino, complice la stanchezza, non c’è molta voglia di parlare. Per uscire da Garbage City e tornare nel traffico cairota ci vogliono pochi minuti, ma tornare alla “normalità” egiziana non cancella le decine di interrogativi nati tra l’immondizia degli Zabbalin.

Garbage City sembra un inferno ai nostri occhi, le condizioni igieniche drammatiche in cui versa questa comunità fanno venire i brividi. I bambini giocano con i rifiuti, sporcandosi da capo a piedi, non sempre con le scarpe ai piedi. La frutta, la verdura, il pane e tutto ciò che viene ingerito si trovano su bancali improvvisati ai bordi delle strade, circondati dalla “monnezza”. Le prospettive di vita sembrano miserrime e miserabili. Eppure loro sorridono, sembrano essere sereni nella loro quotidianità.

Non si può pensare di comprendere il mondo restando nelle proprie categorie di pensiero.

Fabio Zenadocchio
 
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