FRATERNITÀ E FORMAZIONE

Il racconto dell’esperienza a Marina di Massa

 
Non un semplice momento di incontro, ma occasioni di crescita, confronto e condivisione fraterna di momenti informali. È questo, in estrema sintesi, ciò che una cinquantina di salesiani della Circoscrizione Salesiana “Sacro Cuore” dell’Italia Centrale hanno vissuto dal 24 al 28 agosto nella struttura del SED a Marina di Massa. L’incontro, inizialmente rivolto ai giovani salesiani dell’Ispettoria, negli anni ha subito varie trasformazioni, arrivando all’attuale conformazione che vede allargato l’invito a tutti i salesiani della ICC; alterna momenti di formazione a momenti di riposo e relax, da vivere anche al mare.

 

Ad aprire la quattro giorni è stato don Francesco Marcoccio, Vicario dell’Ispettore, che ha sottolineato come quest’occasione sia davvero preziosa e di estrema importanza nel panorama degli appuntamenti ispettoriali; ha dato il suo benvenuto a tutti i partecipanti, in particolare a don Andrea Bozzolo il quale ha curato i primi due interventi della formazione, illustrando dapprima un quadro teologico e poi uno salesiano sul tema “La dimensione e l’accompagnamento vocazionale”. Don Andrea è docente presso la facoltà di Teologia dell’Istituto Salesiano della Crocetta di Torino, è già comparso nella nostra Circoscrizione in occasione del Forum MGS di Roma, dove ha guidato una piccola catechesi ai giovani allora presenti nel Tempio di Don Bosco a Cinecittà. I suoi interventi sono stati arricchiti da alcuni spunti tratti dal recente Sinodo dei Vescovi sui giovani, al quale anche don Bozzolo ha partecipato. Nella sua riflessione più volte è tornato a sottolineare come le chiamate a Speciale Consacrazionefacciano parte di un più ampio quadro vocazionale che vede, quest’ultima, innestata in un panorama di grazia universale, la grazia che Dio dona a ciascuno per la sua Salvezza e l’ingresso alla vita eterna. “Le singole vocazioni -ha detto- si capiscono l’una in riferimento alle altre: noi siamo salesiani per il popolo di Dio. Dobbiamo crescere nella sensibilità ecclesiologica, non essere una sotto-chiesa nella Chiesa. Le nostre Opere hanno senso se manifestano il senso comune di Chiesa. Abbiamo grazie vocazionali da condividere per la fecondità dei giovani, delle famiglie e delle persone a noi affidate”. Don Bozzolo ha poi più volte richiamato i presenti all’importanza di stimolare continuamente la CEP per essere veramente comunità che educa per il bene dei giovani e delle persone che abitano le singole Case salesiane. Ha detto che “in maniera un po’ provocatoria, potremmo dire che uno dei problemi per la testimonianza della vita consacrata sia vivere poco la comunità: esse rischiano di diventare per noi oggi delle portaerei, dalle quali ognuno decolla per portare avanti la propria missione a nome della comunità. La logica della CEP e della dinamica ecclesiale ci chiede di densificare la logica della comunità chiedendosi cosa voglia dire oggi essere comunità nelle CEP delle nostre Opere; questo per me è un tema primario, perché nelle CEP che funzionano meglio troviamo laici che ci stimolano e ci chiedono di vivere meglio la nostra vocazione, richiamandoci al vero senso della vita salesiana comunitaria”. Ha poi ricordato che i giovani non sono solo destinatari della nostra missione, ma compagni di cammino, parte attiva della stessa missione affidata ai Salesiani Consacrati. 

 

Nelle tre mattinate seguenti i partecipanti a questo momento di formazione hanno avuto la possibilità di scegliere tra tre diversi laboratori con lo scopo di vedere nel particolare cosa sia veramente l’accompagnamento vocazionale nel concreto delle realtà salesiane della nostra Circoscrizione e non solo. Nel laboratorio dedicato all’accompagnamento personale don Michelangelo Dessì ha sottolineato come lo stile salesiano dell’accompagnamento sia inserito in un’ottica comunitaria, coltivando una cura dell’ambiente nel locale. “Per questo è necessario avere una intenzionalità progettuale ed educativa -ha detto- capire cioè il perché si fanno le cose e strutturare bene come queste di fanno. È importante inoltre abituarsi a vivere l’accompagnamento quotidiano con i giovani, che non sia limitato agli eventi ma ben saldo nell’informalità più totale, con l’educatore capace di creare empatia al primo approccio con la cordialità e la piena accoglienza”. 

 

Nel laboratorio di Cultura Vocazionale, don Emanuele De Maria ha presentato le sfide della cultura odierna e bisogni di giovani e CEP. I partecipanti, inoltre hanno avuto modo di condividere gli elementi più significativi e le "buone prassi" che alimentano la cultura vocazionale. 

 

Nell’ultimo laboratorio di accompagnamento di coppia, Fabio Brunella Cifola hanno presentato in maniera accattivante quali sono le modalità più giuste per poter seguire in maniera efficace le coppie nel loro percorso di discernimento sia prima che dopo il matrimonio. 

 

L’incontro fraterno si è concluso nella mattinata di mercoledì 28 agosto, per la sciar spazio nel pomeriggio all’inizio dell’Assemblea Ispettoriale.

 



 

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