Giovani, estremismo e pace

Rinnovata sfida educativa in un orizzonte mondiale: affrontare estremismo violento e promuovere pace.

 

INTERVENTODELLA SANTA SEDE 
AL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE
SUL RUOLO DEI GIOVANI NELL'AFFRONTARE L'ESTREMISMO VIOLENTO E NELPROMUOVERE LA PACE

INTERVENTODELL'ARCIVESCOVO BERNARDITO AUZA, 
NUNZIO APOSTOLICO, OSSERVATOREPERMANENTE DELLA SANTA SEDE 
PRESSO LE NAZIONI UNITE - cfr. L'OsservatoreRomano, ed. quotidiana, Anno CLV, n. 103 08/05/2015.

NewYork - Giovedì,23 aprile 2015

 AltezzaReale,

Percominciare, mi permetta di congratularmi con la Giordania per la suapresidenza in questo mese e, in particolare, per aver programmatoquesto dibattito sul ruolo dei giovani nell’affrontare l’estremismoviolento e nel promuovere la pace.

Lacrescente globalizzazione e l’interconnettività tecnologica hannoportato molti benefici al mondo attuale, ma hanno anche prodottosfide nuove ed emergenti. I giovani nel mondo possono utilizzareinternet e i mezzi di comunicazione sociale per entrare in contatto,fare amicizia e conoscere le grandi culture e tradizioni di altripopoli in ogni parte del mondo. Purtroppo, questi Il dibattito odierno ci permette di esaminarepiù in profondità come questi messaggi dannosi stiano trovando unnuovo pubblico e in che modo gli Stati possano lavorare insieme perfar fronte alla sfida.

Ilfenomeno dei giovani che rispondono al reclutamento di chi li incitaa impegnarsi nell’estremismo violento si sviluppa in un contesto didisillusione e di occasioni mancate, di crisi d’identitàsocio-culturale e di mancata integrazione, di alienazione e diinsoddisfazione, di fratture intergenerazionali e famigliedisgregate.

Unpasso fondamentale per far fronte alla radicalizzazione dei giovani èquello di lavorare con la famiglia e sostenerla nei suoi sforzi dieducare i bambini e i giovani ai valori del dialogo e del rispettodegli altri, per renderli meglio equipaggiati a resistere a quelleche a prima vista potrebbero apparire chiamate attraenti a una “causapiù alta” e all’“avventura” con i gruppi estremisti. Lafamiglia è il primo educatore dei bambini. Se gli Stati desideranodavvero raggiungere i giovani prima che siano esposti a ideologieestremiste, dovrebbero accordare «gli aiuti appropriati ai genitori[...] nell’esercizio della responsabilità che incombe loro diallevare il fanciullo» (Convenzione sui diritti del fanciullo, art.18, 2).

Studie fatti dimostrano che alcuni Governi tendono a evitare discorsifranchi e costruttivi sulla questione della radicalizzazione.Nascondere il problema, però, è controproducente. Favorire ildibattito pubblico, d’altro canto, può incoraggiare i giovani aventilare le loro frustrazioni prima di soccombere a ideologieestremiste e aiutare gli Stati ad articolare politiche adeguate. Nonportare il problema nel dibattito pubblico può significaredisinteresse, paura o entrambe le cose, mentre incoraggiare ladiscussione di solito aiuta a promuovere la fiducia collettiva e unaconoscenza reciproca più profonda tra le diverse componenti etnicheo razziali e religiose della società. Questo dialogo può portarealla formulazione di politiche governative, delle quali tutti imembri della società possono reclamare la proprietà collettiva,nonché offrire ai giovani informazioni convincenti contrarie allapropaganda estremista.

Difatto, una politica pubblica equilibrata svolge un ruolo fondamentalenel facilitare una solida integrazione degli immigranti nella societàcome cittadini. Le politiche che scoraggiano percezioni xenofobe orazziste sono fortemente necessarie e contribuiscono al rispetto disani valori religiosi e socio-culturali.

Lareligione costituisce un elemento forte di questi sistemi di valori.Le politiche e l’educazione che cercano di minimizzare o dieliminare la componente della fede dell’identità individuale ecollettiva possono lasciare i giovani disorientati, alienati,emarginati o esclusi e propensi ad ascoltare il messaggio di gruppiestremisti. Non c’è alcun dubbio che le parole a effetto e glislogan usati dai gruppi estremisti per reclutare i giovani spessocontengono valori religiosi e socio-culturali distorti.

Anchela disoccupazione e la disperazione sono motivo della vulnerabilitàdi tanti giovani dinanzi alla propaganda e alle manipolazioni deireclutatori estremisti. Mani e menti inattive sono altamentevulnerabili dinanzi alle ideologie estreme. Pertanto, ledisuguaglianze economiche globali, come pure l’emarginazione el’esclusione dallo sviluppo alle quali portano, non sono solo unagrande preoccupazione sociale ed economica, ma possono anchediventare una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.Quindi, realizzare la giustizia sociale è indispensabile percontrastare il fenomeno dei giovani che si uniscono a organizzazioniestremiste.

AltezzaReale,

Nellanostra lotta contro le ideologie estremiste e nei nostri sforzi perpromuovere una cultura di pace, i giovani stessi sono una risorsamolto preziosa. Possiamo contrastare i reclutatori estremistipromuovendo voci fidate e rispettate tra i coetanei, nelle stessepiattaforme che essi usano per reclutare nuovi membri, come i mezzidi comunicazione sociale.

Ileader e le organizzazioni confessionali devono condannare i messaggidi odio in nome della religione e dare ai giovani quella formazionereligiosa che favorisce la comprensione e il rispetto tra popoli diconfessioni differenti. Le persone di fede hanno la granderesponsabilità di condannare quanti cercano di scindere la fededalla ragione e di usare la fede per giustificare la violenza. Comeha sottolineato Papa Francesco durante la sua visita in Albania il 21settembre 2014, nessuno deve pensare di potersi fare «scudo di Diomentre progetta e compie atti di violenza e sopraffazione!».


Grazie,Altezza Reale.


*L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n. 103 08/05/2015.



 

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