Published On: 20 Dicembre 2023
sig. Giorgio Margheri

15/06/1940 | 17/12/2023

Annuncio

La comunità salesiana di Roma – Artemide Zatti e la Circoscrizione Salesiana “Sacro Cuore” – Italia Centrale

annunciano che

È ENTRATO NELLA VITA PIENA

GIORGIO MARGHERI salesiano coadiutore

67 anni di vita religiosa morto il 17 dicembre 2023 a 83 anni d’età

I FUNERALI saranno celebrati mar 19 dicembre – h. 11,00 – Casa Zatti mer 20 dicembre - h. 10,00 - parrocchia Sacra Famiglia - Firenze

La salma attenderà la resurrezione nel Cimitero di Borgo San Lorenzo (FI)

Biografia

Giorgio Margheri nasce a Borgo San Lorenzo (FI) il 15 giugno 1940 da papà Antonio e mamma Rosa Graziani. I salesiani erano arrivati nel Mugello alcuni anni prima e, come tanti ragazzi, anche lui frequentò l’oratorio della casa salesiana, dove frequentò anche la scuola elementare e poi l’avviamento professionale come falegname.

Catturato dal carisma salesiano nel 1954 entrò in aspirantato nella stessa casa e il 15 agosto dell’anno successivo iniziò il Noviziato a Varazze, accompagnato dall’ottima presentazione dei confratelli che lo avevano conosciuto per tanti anni a Borgo San Lorenzo e desiderando approfondire la sua chiamata ad essere «figlio di don Bosco», come scrive nella sua domanda di ammissione, «e diventare un santo salesiano». Dopo la prima professione proseguì i suoi studi come maestro d’Arte a Torino Rebaudengo, fino al 1959 e poi di nuovo a Varazze fino al 1964, con un breve passaggio nel 1965 a Firenze per completare gli studi. In questi anni a contatto con il lavoro e con i ragazzi, Giorgio matura un forte desiderio di «darmi completamente a Dio», come scrive nella sua domanda per la professione perpetua, che emetterà a Calci nel 1962.

Terminati gli studi il sig. Giorgio viene inviato a Livorno dal 1965 al 1972 come docente e responsabile della disciplina nella scuola media di Livorno e successivamente dal settembre 1972 al marzo 2022 nella casa di Firenze, dove fino al 2019 fu insegnante di Educazione Artistica nella scuola media. Potremmo dire che mentre lui rimaneva lì, a contatto stretto con i ragazzi e l’Arte, il Ministero si divertiva a cambiare il nome alla sua materia: da Arte a Storia dell’Arte e Disegno, da Educazione Artistica ad Arte e Immagine… In tutti questi anni il sig. Giorgio è stato sempre “sul pezzo”, ovvero in mezzo ai ragazzi, così come lo descrivono coloro che hanno avuto la gioia di condividere alcuni anni di vita con lui. Anche quando non insegnava più, ricorda il sig. Antonio Cursio, «i ragazzi lo accoglievano in cortile con la “ola”, lui, innamorato della vita, con il volto sempre luminoso»: una calamita reciproca, un’energia continua.

Era capace di un’attenzione particolare per tutti: per i giovani confratelli come per i docenti, per i ragazzi come per i suoi più stretti collaboratori. «Era sempre accanto e presente, senza essere invadente. Ogni volta che avevo un dubbio sull'insegnamento, sulla disciplina e su ciò che serviva per la scuola sapevo che potevo fargli tutte le domande di cui avevo bisogno e talvolta le anticipava», ricorda don Francesco De Ruvo. «Sono convinto – continua il prof. Stefano Liccioli – che la ricerca negli altri del punto accessibile al bene non fosse un’attenzione che Giorgio riservasse solo ai giovani, ma a tutte le persone che incontrava, anche, a volte, a costo di apparire agli occhi del mondo ingenuo e con il cuore di bambino, consapevole però che è al cospetto di Dio che dobbiamo presentarci». Questo è stato il suo modo concreto di vivere il Sistema Preventivo come il luogo della sua spiritualità. I tanti anni vissuti a Firenze – cinquanta – lo hanno plasmato in modo «straordinario per il suo amore verso i ragazzi, la sua umiltà e la fedeltà al compito di docente», rendendolo un salesiano realizzato e felice. «Pensando a Giorgio – ricorda ancora don Kamil - lo vedo ancora passeggiare nel cortile, sempre allegro in aula di lezione come in comunità, con la sua presenza serena e rassicurante». Fu prezioso e carico d’esperienza anche il suo servizio come Consigliere ispettoriale dal 2014 al 2017.

L’aggravarsi della sua salute lo ha costretto al cambio di casa per essere meglio accudito nel tempo della fragilità, presso la comunità Sant’Artemide Zatti nel marzo 2022: il Signore della vita gli è venuto incontro nella notte del 17 dicembre 2023.

Omelia

omelia del Superiore, don Stefano Aspettati (Casa Zatti)

Nel brano del vangelo odierno, l'annunciazione del Battista avviene in un solenne contesto liturgico, nel tempio, e a ricevere l'annuncio è un levita, Zaccaria, che vive la pesante situazione di non avere figli, grande dramma per una famiglia ebrea del tempo. Lo stesso avviene per la nascita di Sansone, come narrato nella prima lettura. Spesso, nella Bibbia, il parto di una sterile è segno prodigioso dell'intervento di Dio. Anche qui succede qualcosa del genere, e la scena riprende tutti gli elementi della teofania dell'Antico Testamento. Il Battista rappresenta l'anello di congiunzione fra il Vecchio e il Nuovo, fra il passato e il futuro, fra Israele e il nuovo Israele. E si sente tutta questa congiunzione, questo passaggio doloroso e sofferto. Giorgio è rimasto per 50 anni nella stessa casa a Firenze; lo ricordo quando ero bambino che veniva a dare una mano per il catechismo in parrocchia, anche se io non sapevo nulla di cosa fossa un coadiutore. Quindi potrebbe essere anche lui annoverato tra le figure da Antico Testamento salesiano al modo di Zaccaria. Eppure figure come quella di Giorgio sono delle figure di congiunzione al modo di Giovanni Battista, sia perché elementi preziosi all’interno di una comunità per la loro capacità di prossimità con ciascuno e di comunione con tutti, sia per il loro essere congiunzione nelle modalità di portare avanti la missione. Dice a questo proposito don Francesco De Ruvo: “La presenza di Giorgio e di don Sergio Bugada, accoppiata interessante e vincente, è stata di grande aiuto: veri maestri. Sapevo di dover guardare e rubare con gli occhi tutto ciò che potevo, per svolgere al meglio il mio servizio. E Giorgio, in modo particolare, è stato davvero importante. Era sempre accanto e presente, senza essere invadente. Ogni volta che avevo un dubbio sull'insegnamento, sulla disciplina e su ciò che serviva per la scuola sapevo che potevo fargli tutte le domande di cui avevo bisogno e talvolta le anticipava. Era, è sempre stato e sarà l'esempio di un Salesiano con la S maiuscola”. Nella scuola e in generale, Giorgio ha saputo stare dentro il processo di transizione dai Salesiani – diminuiti in numero – ai laici, con intelligenza e sostenendo il cambiamento senza banalizzarlo. Era capace di un’attenzione particolare per tutti: per i giovani confratelli come per i docenti, per i ragazzi come per i suoi più stretti collaboratori. Come ci ricorda l’ex preside della scuola di Firenze Stefano Liccioli: «Sono convinto – continua il prof. Stefano Liccioli – che la ricerca negli altri del punto accessibile al bene non fosse un’attenzione che Giorgio riservasse solo ai giovani, ma a tutte le persone che incontrava, anche, a volte, a costo di apparire agli occhi del mondo ingenuo e con il cuore di bambino, consapevole però che è al cospetto di Dio che dobbiamo presentarci». Questo è stato il suo modo concreto di vivere il Sistema Preventivo come il luogo della sua spiritualità. I tanti anni vissuti a Firenze – cinquanta – lo hanno plasmato in modo «straordinario per il suo amore verso i ragazzi, la sua umiltà e la fedeltà al compito di docente», rendendolo un salesiano realizzato e felice. Una testimonianza di una vita vissuta nella vigilanza e nell’ascesi. Ricorda don Roberto Colameo che Giorgio “fu un uomo dal grande lavoro. Non si è mai risparmiato esprimendo una laboriosità infaticabile e indefessa. La tempra è stata sempre forte, non si è mai scoraggiato di fronte alle difficoltà, quelle materiali ed economiche in tempi difficili, quelle caratteriali, psicologiche e spirituali in tempi in cui dentro di sé, nel suo animo sensibile, le viveva con sofferenza, ma nel suo volto l’immancabile sorriso. In lui si è fatto vita il da mihi animas, coetera tolle!” In tutti questi anni il sig. Giorgio è stato sempre “sul pezzo”, ovvero in mezzo ai ragazzi, così come lo descrivono coloro che hanno avuto la gioia di condividere alcuni anni di vita con lui. Anche quando non insegnava più, ricorda il sig. Antonio Cursio, «i ragazzi lo accoglievano in cortile con la “ola”, lui, innamorato della vita, con il volto sempre luminoso»: una calamita reciproca, un’energia continua. «Pensando a Giorgio – ricorda ancora don Kamil Pozorski - lo vedo ancora passeggiare nel cortile, sempre allegro in aula di lezione come in comunità, con la sua presenza serena e rassicurante».

“Sono sereno e aspetto la fine” mi disse poco nei suoi ultimi momenti prima di lasciare Firenze. Come già detto il suo animo è semplice e buono: “mi prendono in giro perché sono sempre positivo”, ma nelle idee chiare: Giorgio è sempre stato un tifoso della scuola salesiana, da difendere secondo lui a tutti i costi. Giorgio era davvero preparato e consegnato. Ma sempre salesiano. Passava coi ragazzi il tempo che poteva anche quando aveva lasciato l’insegnamento nella scuola.

La vicenda di Zaccaria e della nascita di Giovanni Battista ci fa pensare alla importanza di andare oltre, perché Dio è sempre oltre. L’arte è certamente uno strumento per questo scopo. Don Gino Berto ricorda che “In questi anni di pensionamento a tavola era un diletto ascoltarlo quando iniziava a parlare dell’arte nella città di Firenze, incantava i confratelli che facevano a gara per chiedergli informazioni e dettagli che non si trovano nei libri d’arte. La sua vita una ricchezza di arte e di fede, di fraternità e di attenzione alle persone”. E proprio sull’arte don Roberto Colameo ci ricorda: “Voglio immaginare attorno a lui – magari ora idealmente o fisicamente – i tanti ragazzi e ragazze, oggi uomini e donne maturi inseriti nel mondo del lavoro e custodi della propria famiglia, tutti lì nella sua amata aula d’arte a raccontare il bello ad osservare fuori dalla finestra: più che insegnare a disegnare, forniva gli strumenti per saper osservare. Ci lascia questo messaggio: osservare, andare oltre, sempre!” È stato anche per un triennio nel consiglio ispettoriale ed ha più volte ringraziato per quella esperienza che per lui – rimasto tanti anni nella stessa opera – è stata davvero una apertura della mente.

Giorgio ha fatto i conti con la sofferenza per lunghi anni, il diabete, il cuore e i reni le sue problematiche maggiori, tanto che il suo medico a Firenze diceva che tra i suoi assistiti era quello che prendeva più medicine in assoluto. Giorgio ha trascorso i suoi ultimi momenti confortato dalla preghiera dei confratelli e delle Sorelle di Gesù Abbandonato; proprio poche ore prima della morte, ha ricevuto la visita del Rettor Maggiore dei Salesiani Card. Angel Fernandez Artime che lo ha benedetto e ha pregato per lui. Adesso oi crediamo che egli goda della beatitudine riservata ai giusti. Una volta Giorgio – già impedito a scendere tra i ragazzi fisicamente – mi disse: “quando vedo i ragazzi saltare in cortile come grilli mi si allarga il cuore…”. Ebbene caro Giorgio, adesso nel Paradiso Salesiano assieme a Maria Ausiliatrice, continua ad allargare il tuo cuore mentre ci guardi e ci accompagni col tuo bonario sorriso.

omelia del Vicario del Superiore, don Michelangelo Dessì (Firenze)

«Ecco, viene il Signore, re della gloria!» è il ritornello del salmo che la liturgia ci ha messo sulle labbra, per farlo nostro, per ripeterlo oggi in modo ancora più vero e autentico per il nostro fratello Giorgio. Sì, Giorgio, per te oggi viene il Signore, il re della gloria, il re della tua gloria! Quel Signore che hai cercato in mezzo ai cortili pieni di ragazzi, nell’osservare insieme a loro la natura, nel disegnarla durante le lezioni, quel Signore della gloria che hai contemplato nell’arte di ogni tempo, della quale ti sei beato in questa città così affascinante, eccolo viene! È il tuo Signore, è il re della tua gloria!

È il modo con cui da cristiani siamo aiutati e sostenuti a vivere il momento non facile della morte di una persona che ci ha voluto bene, a cui abbiamo voluto bene. Il luogo dell’incontro con il re della gloria. Ci è stata riassunta in brevi pennellate all’inizio dell’Eucarestia una vita che non ha cercato la gloria del mondo, i palcoscenici, l’apparire, abbiamo ascoltato di una vita ben centrata in Dio. E come si fa a dirlo? È ancora il salmo ad aiutarci: chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli. È semplice essere fedeli oggi, magari anche domani, forse per una settimana. Ma per esserlo per sessantasette di vita religiosa, con lo stile della serenità, del sorriso e dell’ottimismo che abbiamo sperimentato nella compagnia di Giorgio, richiede una profondità che non può venire dall’uomo o semplicemente dal suo impegno!

«Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza». La sua vita ci dice che ha ottenuto benedizione dal Signore, ha continuato a cercare il Signore e la Sua fedeltà, la Sua, quella del Signore! È quella benedizione che ci ha raggiunto con il suo sorriso, con il suo desiderio di stare in cortile in mezzo ai ragazzi. Che ci ha raggiunto con quella fedeltà quotidiana alla scuola e alla scuola fatta bene, ogni santo giorno, al desiderio di insegnare e insegnare a osservare. Benedizione che in Giorgio ci ha raggiunto con quella ricerca costante del punto accessibile al bene, con quell’ottimismo e quella serenità che in tanti hanno sperimentato nella relazione con lui.

Dove risiede il segreto di questa serenità, dov’è? È ancora il salmo a venirci in aiuto: «Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe!». Sì, è esattamente qui il segreto di una vita serena: la ricerca continua del volto del Signore, nei nostri fratelli, nei piccoli, per i salesiani, certamente nei giovani! È la serenità di chi ha consegnato il proprio cuore ad un amore più grande, quello che riempie una vita.

Ognuno di noi corre il rischio di vivere la propria vita come quel papà che ci è stato raccontato nella prima lettura: Acaz, convinto di poter continuare a governare Israele di testa propria, fidandosi delle proprie armi e del proprio esercito, delle proprie forze e delle proprie strategie. Per questo in modo pertinace rifiuta di ascoltare quanto il profeta gli propone, ovvero fidarsi di Dio che desidera abitare insieme al suo popolo, desidera essere l’Emmanuele, il Dio con noi, il difensore da qualunque nemico. Un bel problema sarebbe stato quello di trovarsi per casa un figlio il cui nome gli avrebbe costantemente ricordato quella realtà che non voleva assolutamente accettare: la consapevolezza che Dio è con noi!

Diametralmente opposta la dinamica di fiducia totale che vive Maria, pur in mezzo alla non completa comprensione: «avvenga per me secondo la tua parola». È il salto di qualità che è chiesto anche a ciascuno di noi nella nostra relazione con Dio. Ci vogliamo fidare o no? Vogliamo dare credito all’Emmanuele? È l’unica strada di accesso per poter «salire il monte del Signore», per poter «stare nel suo luogo santo». È ciò che – pur con tutte le imperfezioni umane – abbiamo visto nella vita di Giorgio, per il quale ora si spalanca quel luogo santo, quella gloria che gli è venuta incontro, che diviene per noi benedizione su benedizione. Amen.