Published On: 29 Marzo 2024

Pubblichiamo il messaggio del Superiore don Stefano Aspettati per la Pasqua 2024, inviato a tutti i confratelli, consorelle, membri della Famiglia Salesiana, delle Comunità Educativo-Pastorali e i giovani.

 

Carissimi confratelli, consorelle, membri della Famiglia Salesiana,
membri delle CEP locali e carissimi giovani,

è questo un tempo di tombe. Tombe che si riempiono di soldati, di civili, di bambini, di naufraghi, di vittime della follia terrorista, di affamati, di bambini, di sfollati in fuga, di vittime della violenza, di nuovo di bambini, anche di quelli che non nasceranno. La follia dell’uomo sembra aver scelto la morte alla vita e d’altra parte anche il mondo e la natura si rivoltano contro l’uomo. Davanti a queste realtà tremende i “nostri” problemi sembrano piccoli: le chiese che si svuotano – soprattutto di giovani – sembrano solo il problema di un grande colosso in crisi di marketing, l’insignificanza pratica della fede solo un inevitabile cambiamento dei tempi o addirittura per qualcuno un aumento di civiltà.

Invece la mortifera situazione mondiale e la situazione della Chiesa (o, meglio, della fede, almeno in Occidente) sono tremendamente collegate. Sì, perché la Chiesa è depositaria dell’unico antidoto alla morte, ossia la Vita. Eppure, una mentalità mortifera è entrata e prende sempre più campo ovunque, inquina il nostro modo di pensare e di amare, così che mentre arrivano sciagure e minacce di guerre totali, queste – a meno che non ci colgano in prima persona – non ci svegliano, ma paradossalmente ci imprigionano in un sonno che è simile a quello che prese i discepoli che si erano impegnati a vegliare con Gesù nel Getsemani (Mt 26,40); non un sonno di stanchezza ma un sonno di chiusura e di morte, il sonno di chi rifiuta la vita perché ha già rifiutato la Vita. Non basta superare le pandemie e invocare la pace se poi non c’è Vita. E nessuno di noi può dirsi immune da questo virus mortifero, perché quando solo il passato ci sembra ammaliante, quando riempiamo di amarezza e di scetticismo i nostri discorsi sul presente e sugli altri, quando con le nostre scelte ci rifiutiamo di guardare il futuro più avanti di un palmo di naso, implicitamente abbiamo già deciso di rinunciare alla Vita. Ovviamente il passaggio non è diretto, da queste semine mortifere non nasce direttamente la nera pianta della morte, ma il seme e l’ambiente sono ahimè preparati e, soprattutto, è sparito l’antidoto.

“Non abbandonerai la mia vita negli inferi” (Sal 15,10). Il salmista molto prima della venuta di Gesù ci richiama al fatto che la morte non dice l’ultima parola nella storia; la Risurrezione ha poi dato il contenuto alla sua affermazione. Una tomba vuota è quella che si trovarono davanti le donne; delle tombe vuote (delle tante vite spezzate) vorremmo vedere anche noi, come avvenne per molti nel momento della Risurrezione (Mt 27,52). Alle donne fu proposto semplicemente di credere a una verità diversa, non evidente o non ancora evidente, ma basata su quello che avevano vissuto con Gesù, ossia che la Vita trionfa sulla morte, che la Vita prende il sopravvento e spinge a pensare nuove strade. E sappiamo che per le donne e per i discepoli non furono certo tempi facili quelli successivi alla Risurrezione perché scoppiarono le persecuzioni, ma la Vita era ormai fuoriuscita e nessuno poteva più contenerla; il messaggio del Vangelo della Vita poteva certo essere contrastato, ma era ormai credibile e quindi annunciabile. A noi viene ri-chiesta la stessa strada delle donne, perché è la stessa da sempre: “scegli dunque la Vita!” (Dt 30,19); potremmo dire oggi: “ri-scegli la Vita!”. A noi adulti educatori davanti ai giovani e ai giovani davanti agli altri giovani: essere e mostrarci credibili guardando al futuro, non perché debba essere sempre migliore del passato, ma perché sempre Vita piena, piena di Lui risorto, da vivere e da continuare a vivere in eterno. Essere credibili non in quanto noi, ma noi in quanto portatori di un Vangelo credibile; e prepararci e formarci insieme – di questo abbiamo sì bisogno! – perché sia nuovamente e urgentemente offerto e messo a disposizione di tutti, specialmente dei giovani.

Alla conclusione della visita straordinaria alla nostra Ispettoria, alla vigilia di un Capitolo Ispettoriale e di un Capitolo Generale inaspettati ma importantissimi, il vento nuovo della Pasqua ci accompagni ad essere così: credibili perché affamati di Vita. Buona Pasqua di Risurrezione e di Vita!

 

Con tanto affetto

Don Stefano